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mercoledì 21 febbraio 2018

Parole e Giorni

A parte l'incontro con la adorabile micia strabica al parco




il mio S. Valentino (15.02) non è stata una giornata "speciale"

Non di meno, in un solo giorno ho fotografato per tre volte un elicottero che passava sopra di me:




e questa 'coincidenza' non sarebbe nulla, se la cosa non si ripetesse quasi ogni giorno, per cui tra le centinaia di foto scattate nei dintorni alcune comprendono un elicottero di passaggio;



spesso a bassa quota



E' vero che una famosa azienda costruttrice di elicotteri dista pochi km da qui, e quindi la loro presenza costante nei cieli non è certo una cosa strana; ma come si può vedere dalle foto, che sono state scattate tutte in diversi punti della città, questi grandi insetti meccanici hanno presa l'abitudine di volare proprio sopra di me, e questo tipo di "combinazione" per qualche motivo mi insospettisce...


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Questo argomento non ha mai interessato il lettore di VerOrizzonte tanto da intervenire con qualche commento in proposito; non di meno, il blogger è ancora pienaMente convinto che la scienza detta nefologia sia ignorata dalla maggioranza malgrado la sua importanza capitale; una sola occhiata alle "idrometeore" sospese sopra le nostre teste dovrebbe bastare a convincere chiunque del fatto che le descrizioni ufficiali di questi "corpi" e della loro origine non corrispondono alla realtà, e ciò che siamo da sempre abituati a trascurare è l'evidenza di un sistema bioLogico chiuso e controllato.

Pertanto, malgrado l'indifferenza generale a questo riguardo, pubblico di seguito alcuni dei miei scatti più recenti e più interessanti di alcune di queste formazioni; come sempre, sono stati modificati solo i parametri relativi a luminosità e contrasto. I numeri non hanno altro scopo se non quello di raggruppare l'immagine intera con i seguenti dettagli:

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Certo, possiamo credere che queste non siano altro che masse di vapore acqueo modellate dai venti; ma se qualcuno mi dicesse che sono panna montata dagli angioletti, oppure anche spiriti maligni, non avrei meno difficoltà ad accettare simili ipotesi. Il motivo per cui delle idrometeore sospese nell'aria dovrebbero assumere certe forme non è per me meno misterioso di quello per cui miliardi di Orientali continuano a mangiare riso brillato e stracotto; io proprio non me lo spiego.
E mentre questo presunto fenomeno naturale resta per me un oggetto di estremo interesse quotidiano, la cui osservazione non manca mai di rivelare particolari incompatibili con ogni descrizione ufficiale, il totale disinteresse dell'utenza oculare mondiale non mi risulta meno inspiegabile...
Esiste un cieco peggiore di chi non vuol vedere; è chi non guarda affatto.

...

Dai tempi in cui leggevo il fumetto Marvel Conan The Barbarian dove la fantasia dell'autore letterario Robert E. Howard l'aveva ridotto a "Hyboriano", l'aggettivo "iperboreo" ha sempre esercitato su di me un fascino particolare; tanto che è vivo ancora adesso.
Incollo qui di seguito l'intero lemma wikipedico:

"Iperborea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Iperborea (pronuncia /iperˈbɔrea/) è una terra leggendaria, patria dell'anch'esso mitico popolo degli Iperborei.
Nei miti della religione greca e nelle dottrine dei loro storici (tra cui Erodoto), gli Iperborei (Ὑπερβόρεoι o Ὑπερβόρειoι, "coloro [che vivono] oltre βορέας") erano un popolo che viveva in una terra lontanissima situata a nord della Grecia. Questa regione era un paese perfetto, illuminato dal sole splendente per sei mesi all'anno. L'appellativo di iperboreo viene riferito da Giamblico nel suo catalogo di pitagorici ad Abaris[1] il quale viene appellato in tal modo anche da Nicomaco[2] mentre Elianoriferisce che, a quanto detto da AristotelePitagora era chiamato dai Crotoniati Apollo Iperboreo[3].

Fonti letterarie sugli Iperborei

Ecateo di Mileto (VI secolo a.C.) colloca gli Iperborei all'estremo Nord, tra l'Oceano (inteso come l'anello d'acqua che la cultura greca immaginava scorrere attorno alle terre emerse come se fosse un fiume) e i monti Rifei.
Ecateo di Abdera (IV-II secolo a.C.), autore di un'opera Sugli Iperborei di cui ci sono pervenuti solo alcuni frammenti, li colloca in un'isola dell'Oceano "non minore della Sicilia per estensione". Su quest'isola, dalla quale è possibile vedere la luna da vicino, i tre figli di Borea rendono culto ad Apollo, accompagnati dal canto di una schiera di cigni originari dei monti Rifei.
Esiodo[4] colloca gli Iperborei "presso le alte cascate dell'Eridano (Ἐριδανός) dal profondo alveo". La cultura greca formulò numerose proposte in merito alla sede geografica di questo fiume e due fonti in particolare ci trasmettono la nozione secondo cui l'Eridano sfociasse nell'Oceano settentrionale: Ferecide di Atene[5] ed Erodoto[6], anche se in seguito venne identificato.
Pindaro[7] colloca gli Iperborei nella regione delle "ombrose sorgenti" del fiume Istro (in greco Ἴστρος, l'attuale Danubio). In un passo del Prometeo Liberato Eschiloricorda la fonte dell'Istro come situata nel paese degli Iperborei e nei monti Rifei; Ellanico di Lesbo[8] e Damaste di Sigeo[9] pongono la sede iperborea oltre i monti Rifei; quest'ultimo, inoltre, ricorda i monti Rifei come situati a nord dei grifoni guardiani dell'oro (si veda a tale proposito il poema di Aristea di Proconneso sugli Issedoni).
Erodoto[10] riassume un poema di Aristea di Proconneso, ora perduto, nel quale l'autore riferiva di un proprio viaggio compiuto per ispirazione di Apollo in regioni lontane, sino al paese degli Issedoni, "al di là" dei quali ci sarebbero gli Arimaspi monocoli, i grifoni custodi dell'oro e infine gli Iperborei, che vivevano in una terra dove il clima era sempre primaverile e piume volteggiavano nell'aria. Bruno Luiselli ricostruisce la posizione degli Iperborei, sulla base di queste indicazioni, come situata in zona uralica.
Per tutte queste caratteristiche idilliache, iperboreo assunse in greco il significato di "felice", "beato".

Iperborea nell'età moderna


Jean Sylvain Bailly(1736 – 1793)
L'astronomo e letterato francese Jean Sylvain Bailly, verso la fine del Settecento, fu il primo autore moderno a tornare a parlare di Iperborea, in alcune tra le sue opere più importanti, tra cui le Lettres sur l'Atlantide de Platon (1779) e l′Essai sur les fables et sur leur histoire (postumo, 1798). Egli unì la tradizione di Iperborea al mito di Atlantide, ipotizzando l'esistenza di un'antichissima civiltà nordica. Bailly, nella sua concezione della storia, sosteneva infatti la tesi secondo cui un'Atlantide Iperborea nordica fosse la civiltà originaria del genere umano, che essa avesse inventato le arti e le scienza e che avesse "civilizzato" i Cinesi, gli Indiani, gli Egizi e tutti i popoli dell'antichità. Egli posizionò questo popolo primordiale nel lontano nord dell'Eurasia, nell'isola di Spitzbergen, nei pressi della Siberia, argomentando che quelle dovevano essere state le prime terre abitabili quando la Terra, originariamente incandescente ed inospitale alla vita secondo le ipotesi paleoclimatiche teorizzate da Buffon e Mairan, aveva incominciato a raffreddarsi. Il costante raffreddamento della Terra le aveva però, successivamente, rese inabitabili e aveva seppellito l'ancestrale territorio di questa civiltà sotto delle lastre di ghiaccio, in modo da perdere completamente le tracce degli Atlantidei, e obbligando i loro discendenti a spostarsi più a sud per colonizzare le altre zone del globo.[11][12][13]
Eppure, sebbene l'antirazzista Bailly non avesse fatto riferimento ad alcun tipo di razza umana, da qui a teorizzare un'origine iperborea della "razza ariana" il passo fu breve. Helena Blavatsky descrisse ne La dottrina segreta una storia fantastica dell'umanità, nella quale Iperborea è rappresentata come un continente polare che si estendeva dall'attuale Groenlandia fino alla Kamčatka e sarebbe stata la sede della seconda razza dell'umanità, giganti androgini dalle fattezze mostruose.
Friedrich Nietzsche ne L'Anticristo dice: "Iperborei siamo - sappiamo bene di vivere al margine. 'ne per mare o per terra troverai il cammino che porta agli Iperborei', già recitava Pindaro di noi. Oltre il Nord, oltre il ghiaccio, oltre la morte- la vita nostra, la felicità nostra..." Si riferisce a se stesso e ai suoi lettori elitari, in quanto già nella prefazione del libro precisa: "Appartiene ai pochissimi questo libro. Non ne è venuto al mondo neppure uno di costoro, forse. [...] V'è chi nasce postumo."
Miguel Serrano, scrittore cileno appartenente al filone occultista neonazista, affermò esplicitamente che Iperborea sarebbe stata la prima casa degli ariani dopo lo sbarco sulla Terra dalla "dimensione del raggio verde", che sarebbe stato possibile grazie a una "fessura cosmica" di Venere. La progenie degli ariani con gli "uomini-bestia" allora presenti avrebbe dato origine all'umanità. Questo tuttavia fece sì che gli iperborei perdessero la grazia originale e che la loro terra sprofondasse dentro la Terra cava, dove, nelle città sotterranee di Shambhala e Agartha, ancora si troverebbero uomini-dei di pura discendenza ariana.
Tra gli scrittori che in una magica terra chiamata "Hyperborea" hanno ambientato le loro storie di fantasia vi sono H.P. LovecraftRobert E. HowardClark Ashton SmithMiloš Crnjanski.

Identificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Alcune persone[senza fonte] hanno voluto identificare la terra degli Iperborei con un'ipotetica isola che, alla pari di Atlantide, in tempi antichissimi sarebbe stata sommersa (più di 11.000 anni fa), estesa dalle coste occidentali dell'Irlanda alla Groenlandia, comprendendo interamente l'Islanda.
Altri studiosi[senza fonte] hanno identificato Iperborea come l'estremità settentrionale di Atlantide, mentre altri studiosi ancora[senza fonte] con Thule, altri semplicemente con la Scandinavia e il Nord Europa, terre sconosciute e misteriose per gli antichi Greci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giamblico (pag. 921): «Iperboreo: Abaris.». I presocratici, Hermann Diels, Walther Kranz.
  2. ^ Nicomaco (pag. 583, frag. 13): «[A proposito dei prodigi compiuti da Pitagora. Presero parte a questi prodigi Empedocle di AgrigentoEpimenide di Creta e Abaris l'Iperboreo, e spesso anche loro ne compirono di simili. Lo mostrarono con chiarezza le loro opere, e soprattutto i loro soprannomi: quello di Empedocle era "Domatore del Vento"; "Purificatore" era quello di Epimenide, e quello di Abaris "Aerobata"». I presocratici, Hermann Diels, Walther Kranz.
  3. ^ Eliano (pag. 223, frag. 7, tratto dal Varia historia): «Aristotele dice che dai Crotoniati Pitagora era chiamato Apollo Iperboreo.». I presocratici, Hermann Diels, Walther Kranz.
  4. ^ Fr. 150 Merkelbach-West, vv. 21-24.
  5. ^ F 16 a J.
  6. ^ II 115,1.
  7. ^ Olimpiche, 3,13-16.
  8. ^ F 187 b e c J.
  9. ^ F 1 J.
  10. ^ IV 13.
  11. ^ Edwin Burrows Smith, Jean-Sylvain Bailly: Astronomer, Mystic, Revolutionary (1736-1793).
  12. ^ Dan Edelstein, Hyperborean Atlantis: Jean-Sylvain Bailly, Madame Blavatsky, and the Nazi Myth.
  13. ^ David Allen Harvey, The lost Caucasian civilization: Jean-Sylvain Bailly and the roots of the Arian myth.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]


(https://it.wikipedia.org/wiki/Iperborea)



"Mercator: Septentrionalium Terrarum descriptio. Mappa del Polo Nord" (Trad. mia)


Dei misteriosi Monti citati nell'articolo qui sopra leggiamo su Treccani:

"Ripei (o Rifei), Monti (gr. ῾Ριπαῖα o ῾Ρίπαια ὄρη; lat. Rhipaei o Ripaei) Catena di montagne leggendarie che gli antichi ritenevano cingesse da N l’Europa, talvolta facendone la sede di Borea. Alcuni antichi, come Strabone, ne negavano l’esistenza: altri le identificavano con le Alpi (Posidonio), le cercavano alla sorgente del Danubio (Pindaro, Eschilo) o nella Scizia (Aristotele)."
(http://www.treccani.it/enciclopedia/monti-ripei/)

E dalla stessa fonte viene quest'altra definizione:

"Iperborei

Enciclopedie on line

Iperborei Presso gli antichi Greci, popolo mitico, localizzato da Erodoto nell’estremo nord del mondo abitato. Gli I. erano considerati un popolo privilegiato, caro ad Apollo che, subito dopo la nascita, si sarebbe recato presso di loro sopra un carro tirato da cigni. Leggende più tarde rappresentarono il paese degli I. come una specie di replica delle isole dei beati.
Già anticamente l’aggettivo iperboreo era usato in denominazioni geografiche, per indicare regioni settentrionali; in particolare: Monti Iperborei furono detti i Monti Ripei della Sarmazia, e Oceano Iperboreo il mare a N dell’Irlanda."
(http://www.treccani.it/enciclopedia/iperborei/)

Per il neo-geocentrista del XXI Secolo, il concetto di "Iperboreo" ovvero, secondo Google:

"iper-
  1. Prefisso di composti, derivati dal greco o formati modernamente, col sign. di ‘sopra’, ‘oltre’ (per es. iperboleiperuranio ); talvolta indica superiorità spaziale, quantitativa o qualitativa ( ipersensibile, iperemia ), talaltra è in alternanza con super- ( iperalimentazione = superalimentazione )."
e

"boreale
bo·re·à·le/

Dal lat. tardo borealis, der. di borĕas ‘vento di tramontana’ •sec. XIV." 
(https://www.google.it/search?q=boreale+significato)

è quanto di più prossimo a quello di "extraterrestre".
Ma se consideriamo invece l'umanoide, il terrestre medio, vediamo che qualunque cosa al di fuori della sua propria logosfera è a tutti gli effetti extra-terrestre. Come l'Iperborea.

Anche in questo caso sono le mie memorie oniriche a guidarmi nella ricerca, dal momento che non mi sono mai interessato particolarMente alle saghe Nordiche e ai loro pittoreschi personaggi, e non di meno per qualche motivo mi ci sono ritrovato in mezzo, durante una enimmatica fuga notturna di cui al risveglio non rimasero altro che parole. Come tutto il resto. 
Questo frammento mnemonico mi basta per ri-considerare l'idea di un mondo extra-terrestre, o iperBoreale, nella mia nuova filosofia geo-metrica e cosmoLogica, perché la realtà vissuta sognando ha sempre avuto per me un significato speciale, a differenza di quella vissuta durante la così detta veglia.

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E' trascorso quasi un decennio, da quando ne scoprii l'esistenza; allora credevo seriaMente -ma anche spensierataMente- di vivere su una Grande Palla Rotante sospesa nel vuoto; oggi ho un'altra visione delle Cose, in un certo senso più realistica, e non di meno l'immagine compare ancora nell'Atlante delle Immagini scattate dall'Apollo 13 sul sito Lunar and Planetary Institute uguale ad allora.
E' soltanto una foto fra le tante, nel grande album NASA, archiviata con la sigla AS13-61-8865Eccola:

https://www.lpi.usra.edu/resources/apollo/images/print/AS13/61/8865.jpg
Anche la didascalia che l'accompagna è rimasta la stessa:

Description:LUNAR DISC WITH BRIGHT DISC PARTIALLY COVERING MOON

Ovvero: 
"Descrizione: DISCO LUNARE CON DISCO BRILLANTE CHE COPRE PARZIALMENTE LA LUNA"

Nel frattempo nessuno hai mai posta pubblicamente la domanda su cosa dovrebbe essere quel "disco brillante" davanti alla Luna, e tanto meno su ciò che sembra essere un riflesso oscurato della Luna stessa,  di sfondo, allineato sullo stesso asse degli altri due. Si direbbero tre livelli o strati dello stesso disco, con tre diversi gradi di luminosità.
Quello che vedo qui sopra potrebbe in qualche modo spiegare il fenomeno delle "eclissi", se il disco sovrapposto a quello lunare non fosse "brillante", ma spento... Certo è che in nessuna circostanza ho visto un simile fenomeno ad occhio nudo, e non mi risulta che esistano altre fotografie che ritraggono qualche altro disco più o meno luminoso posto davanti a quello "lunare". In astronomia non si menziona nulla di simile in nessun testo, mai; non è previsto alcun "disco brillante" nei dintorni della Luna; e non di meno, questo è quello che vediamo ritratto da qualche "astronauta" ad una quota abbastanza alta da offrire una visione completamente diversa delle cose, e descritto da una didascalia a dir poco enigmatica. Per non dire (ancora una volta) chutzpah.





Da un simile punto di vista privilegiato è possibile vedere il modo in cui lo stesso disco lunare che dalla Terra, durante una giornata tersa, appare semi-trasparente, mentre di notte sembra invece irradiare luce propria; quello che visto dal basso appare come un unico disco è in realtà un effetto dato dalla sovrapposizione di tre dischi, e cambiando sensibilmente il punto di vista, elevandolo ad una certa quota, e spostandosi dal centro della "Terra" di un certo grado, otteniamo un quadro meno misterioso; a mio parere questa immagine NASA "rivela il trucco" della Luna che forse non è "olografico", come sostiene qualcuno, ma analogico, ottico. Per non dire manufatto.
Esistono molte teorie sulla reale natura della Luna, nessuno dei teorici è in grado di provare empiricamente la propria, così come nessun eliocentrista può provare il moto assiale della Terra, o la sua supposta sfericità; la "Apollo 13" è una missione del 1970, pertanto questa è una evidenza ben stagionata, prodotta in un'epoca lungi dalla tecnologia digitale e dalla computer graphics, e quindi se non si tratta dell'ennesimo artefatto Made In The USA, potrebbe essere il prodotto di una Potenza ancora più Super di quella, ma riconoscibile in quanto tale.

E un'altra domanda che sorge osservando le stelle tutte attorno è: perché questa fotografia è mossa?

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Quando accadde a me, nella seconda metà del decennio scorso, credetti di avere assistito ad un fenomeno unico e irripetibile. Non è così, come posso constatare dal video di Affected Collective su Youtube:



Anche in questo caso possiamo credere a qualunque spiegazione "scientifica"; non dimentichiamo però che secondo la "scienza" questa Terra è una trottola rotante nel vuoto.

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"Questi fatti faranno esplodere la vostra mente", come dice il titolo... oppure invece, no?


Colgo l'occasione per ripetere il confronto proposto nel video, fra le antiche riproduzioni dell'arte divina che si eleva al di sopra delle bassezze terrene, o "archi-tettura", i cui misteri sono custoditi dai guardiani del sapere esoterico, gli antichi tagliatori di pietre, o Frammassoni, con il loro emblema composto proprio degli strumenti del Grande Architetto, squadra & compasso.

 Qui vediamo il Pantheon di Roma con la sua famosa cupola, considerata non per caso "miracolo" architettonico:

113-104 d.C.
Wikipedia -- CC0
"l'interno della cupola"

Secondo Wikipedia, e come si potrebbe dedurre dal nome stesso, il Pan-theon è un "tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future".
E non a "dio"

Segue la cupola per antonomasia, "er cupolone" della Basilica di S.Pietro in Vaticano:

1506

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2d/StPetersDomePD.jpg
Di Attila Terbócs - Made by Pasztilla, CC BY 2.5
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1597493
"La cupola di Michelangelo vista dall'interno della basilica"

ricordando che S.Pietro è il custode delle "chiavi del paradiso", ovvero del Cielo;


Un esempio più antico, degno di nota anche per la sua bellezza esotica è quello della 


1185
Di Leandro Neumann Ciuffo - Catedral de Palermo - Zoom:1, CC BY 2.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28378903


con la sua brava cupola oculata:


Immagine: Dreamstime.com

quindi il Campidoglio (United States Capitol) di Washington:

1793 - 1827
(La cupola 1851 - 1865)

"Scorcio dell'esterno"

"Interno della cupola"

Che merita un appunto: "Il peso totale della struttura in ghisa ammonta, secondo i documenti ufficiali, a più di 4000 tonnellate." Pensate che qualcuno oggi sarebbe in grado di ri-fare una cosa simile?


Infine, il moderno mostro del CERN, lo "spazio espositivo" che rappresenta chiaraMente lo spirito scientifico moderno: infatti il "Globo della Scienza e dell'Innovazione" NON è un globo, così come NON lo è la Terra:

Di Tryfon Kar - Opera propria, CC BY-SA 3.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23051085

(Trad. mia)

A questo punto il mio lettore potrebbe già essersi immaginato, se non l'ha mai visto prima, l'interno di questo globo non-globulare:


"Globo della Scienza e dell'Innovazione del CERN a Ginevra 
- Vista interiore"
(Trad. mia)

Tutti questi edifici sono caratterizzati da una cupola con un oculo alla sua sommità; sempre secondo Wikipedia, "Per oculo si intende, in architettura, una piccola apertura di forma circolare oppure ovale,[1] a volte anche solo dipinta, a scopo decorativo."
E non voglio insistere troppo sulla sconveniente quanto ovvia assonanza riguardo il concetto dello sfintere visto nel post prec., ma sarebbe anche piuttosto difficile ignorarla da che si tratta di qualcosa chiamata -ahimè- oCulo. Che significa occhio in Latino e non di meno, come si è visto prima, l'occhio umano è dotato di (almeno) due sfinteri concentrici, dell'iride e della pupilla.

Dunque abbiamo modelli colossali, prestigiosi, di fama millenaria e universale, riprodotti nel corso nel tempo, di una volta, o cupola emisferica con un "oculo", un buco al suo culmine; certo si potrebbero tutti riferire all'occhio umano, così come il famoso "Occhio della Provvidenza"; ma conosciamo il principio generale per cui il disegno della Grande Chiesa, la basilica che il Wikizionario dice essere "

" (dedicato quindi alla regalità e non alla divinità) è quello del microCosmo rispetto al macroCosmo, una riproduzione in scala della vera cosmoLogia "esoterica", con il piano terrestre a cui è sovrapposta la volta celeste (nell'emblema massonico, la squadra per disegnare la linea dell'orizzonte della Terra, il compasso per il Cielo).

Ne consegue che il "cielo" deve possedere una uscita, un passaggio che si apre nel contempo fra il mondo spirituale e quello materico,  fra il mondo delle idee e quello fisico.
 Il fatto che esso sia stato riprodotto per lungo tempo all'interno degli edifici sacri, con una apertura  non meno inaccessibile di quella celeste per ogni singolo utente ecclesiastico e per tutti loro, e poi ricostruito in chiave "profana" negli edifici del governo e del mondo scientifico -o scientistico- alla stessa stregua, è una realtà antica, monumentale e inconfutabile che non si dovrebbe trascurare per comprendere l'evoluzione del potere occulto sulle masse della popolazione. Oggi il Vaticano possiede alcuni dei più potenti telescopi mai costruiti, e che uno di essi si chiami in effetti Lucifer, o meno, resta l'interrogativo riguardo il reale interesse della chiesa e il fine pratico di simili strumenti che sappiamo essere operati dai Gesuiti.
Del resto, gli stessi telescopi sono spesso contenuti in edifici dalla struttura molto significativa:

Immagine: SlidePlayer


Questo seguente video straordinario di Mr. Crrow777 su YouTube ci dimostra che c'è in ballo qualcosa anche a mezz'aria, tra il fondo e l'Altissimo, anche se l'azione è troppo veloce e troppo lontana per essere notata dal terrestre medio:



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.
.


Il calcolo del tempo è "il tempo" stesso; da che sorge il Sole impiega un certo periodo per spostarsi da Est a Ovest, e la Luna percorre il suo tragitto in un certo "arco" di tempo che corrisponde nella realtà all'arco che disegna nel cielo; soltanto per chi osserva questi eventi cronoLogici, con la capacità di dividerli in particelle numerali e numerate come i minuti primi e secondi e le ore,  esiste qualcosa come "il tempo"; altriMenti si tratta sempre e soltanto della stessa scena replicata all'infinito, per l'eternità: il Sole si alza sopra l'orizzonte, ad ogni alba ri-sorge creando un "giorno", la Luna sale e scende ripercorrendo la sua rotta durante ogni notte; luce e buio, giorno e notte, si ripetono da sempre e per sempre sul palco-scenico terreno; la scena viene rischiarata e oscurata puntualMente, continuaMente; i grandi luminari non hanno altro da illuminare se non questo fondo, come leggiamo nella "Bibbia", essi sono stati creati per fare il giorno e la notte. Il concetto del tempo non esiste quindi nella realtà cosiddetta naturale di questo mondo, e per questo il mostruoso demiurgo Abrasax, l'anguipede con la testa di gallo il cui valore numerico è 365, rappresenta il nemico dell'uomo, e l'avversario della realtà eterna e immortale di questo mondo che gli appartiene.

I Maya non avevano calendari di un "anno" di 365 giorni, ma -Wiki docet:

"...un calendario molto elaborato,[1] basato su più cicli di durata diversa:
  • il ciclo Tzolkin aveva una durata di 260 giorni.
  • il ciclo Haab aveva una durata di 360 giorni, più i "cinque giorni fuori dal tempo".
  • il Lungo computo indicava il numero di giorni dall'inizio dell'era maya.

"

E' solo un esempio famoso, degli svariati computi del "tempo" dalla sua alba ad oggi; con i loro periodi dai nomi esotici, i favoleggiati Maya non se la cavavano certo peggio di noi nelle misurazioni, e il valore delle loro esistenze non era inferiore al nostro in conseguenza del valore che essi attribuivano ad una certa quantità di "giorni". (Anche se calcolando la durata di una esistenza umana secondo un simile calendario si potrebbero ottenere delle vite di durata straordinaria per la moderna utenza temporale, come quelle dei più antichi protagonisti dell'Antico Testamento.)

Nell'anno degli antichi Egizi "Ogni stagione comprendeva quattro mesi da trenta giorni ciascuno. Inoltre ogni mese era suddiviso in tre decadi."; e anche quest'altra "civiltà delle piramidi" sarebbe durata per lunghissimo "tempo", seppure  misurato in modo differente.

L'idea "tradizionale" della fisica moderna di un insieme spazio-temporale corrisponde ad una realtà trascendente in cui tutto ciò che esiste, ciò che è materiale, può possedere le sue proprie qualità fisiche soltanto all'interno della dimensione cronoLogica, lo "spazio" così detto non potrebbe essere altrove se non in un  cosiddetto "tempo", e dunque questa dimensione ideale, e intangibile, che si realizza ed è in effetti creata soltanto attraverso l'artificio dei calendari e degli orologi umani, rappresenta l'unica realtà che si possa assimilare ad una essenza spirituale, componente nel suo insieme della eternità, e dunque della immortalità vissuta Qui e Ora.




Un ritaglio da Demian di Herman Hesse (Google Books):


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L'INSERTO ENIGMISTICO
di oggi è offerto da Raw Memes:


Trad.: "se i soldi sono la 
radice di tutti i mali,
perché li chiedono in chiesa?"


Abbiamo altri millenni per pensarci... Una eternità! Nel frattempo non credo che la questua verrà eliminata dal Rito della Messa In Scena.

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Lo sanno anche i sassi ormai --e anche Wikipedia: "Nel pantheon vedico Dyauṣ Pitā (द्यौष् पिता) o Dyauṣpitṛ (द्यौष्पितृ) o Dyaus Pitar è il Padre Cielo";

Dyaus Pitar è stranaMente simile a Deus Pater, e come leggiamo su Wiki English:

"
Dyēus (anche *Dyḗus Ph2tḗr , scritto talvolta dyēws) si crede essere stato la deità principale nelle religioni delle società Proto-Indo-Europee preistoriche. Parte di un ampio pantheon, egli fu dio del cielo illuminato a giorno, e la sua posizione potrebbe riflettere la posizione del patriarca o del monarca in società.
Questa deità non è attestata direttamente; piuttosto, gli studiosi hanno ricostruita questa deità da lingue e culture dei popoli Indo-Europei come i Greci, i Latini e gli Indo-Ariani. Secondo questa ricostruzione ci si riferiva a Dyeus come a Dyeu Ph2ter, letteralmente "padre cielo" or "padre brillante", come si riflette nel Latino IūpiterDiēspiter, probabilmente Dis Pater e deus pater, Greco Zeu pater, Sanscrito Dyàuṣpítaḥ. Mentre i pantheon delle mitologie individuali correalate alla religione Proto-Indo-Europea evolveva, gli attributi di Dyeus sembrano stati essere ridistribuiti tra altre deità. Nella mitologia Greca e Romana, Dyeus rimase il capo degli dei; invece nella mitologia Vedica la continuante etimologica di Dyeus divenne un dio molto astratto, e i suoi attributi originali e il dominio sugli altri dei sembrano essere stati traferiti in dei come Agni o Indra."

Pertanto, questo padre/capo di tutti gli dei è in effetti un artefatto linguistico.
E ancora, dallo stesso lemma:

"Come sostantivo comune

Il nome di Dyēus significa probabilmente anche "il cielo diurno".
  • In Sanscrito come div- (nominativo singolare dyāus con vrddhi), il singolare significa "il cielo" e il plurale significa "giorni".
  • La forma accusativa *dyēm diviene in Latino diem "giorni", che più tardi portò ad un nuovo nominativo, diēs. il nominativo originale sopravvive come diūs in alcune espressioni.[8]
  • Il Finnico taivas, L'Estone taevas, il Livoniano tōvaz etc. (dal Proto-Finnico *taivas), significante "paradiso" o "cielo," sono probabilmente radicate nella parola Indo-Europea. I vicini Baltico Dievas o Germanico Tiwaz sono tra le fonti possibili, ma l'Indo-Iraniano *daivas si accorda meglio ad entrambe le forme e significati. Origini simili sono state proposte per le famiglie di parole rappresentate del Finnico toivoa "sperare" (originariamente "pregare dagli dei").
  • L'antico Irlandese día può significare sia "Dio" che "giorno"; questo porta all'Irlandese moderno dia e  rispettivamente.[9]

" (https://en.wikipedia.org/wiki/Dyeus - Trad. mia)

Il Latino Iupiter è appunto Giove, il quale pure contiene la Sacra Sillaba che accomuna tutti i padreterni: "IO" (I/0); anche giocando ogni giorno colle parole, il blogger non aveva mai considerato ciò che scrive oggi Mr. Phil Harris su Ancient, Esoteric, and Occult Wisdom:



"Jupiter/Zeus è anche chiamato Giove? Suona come Jehovah-YHVH"

(Trad. mia)

Mi chiedo quanti altri NON ci avevano mai pensato, come me...?

E' strano che dopo avere scritto proprio oggi di Abraxas/365 (V. sopra) questa sera io legga su Facebook del duplice significato di dyāus in Sanscrito come "cielo" al singolare e come "giorni" al plurale?
Più che strano, è improbabile, inverosimile, incredibile; e infatti è proprio ciò che è accaduto...

Il gioco di parole non finisce mai, nel mondo in cui ogni cosa è una parola, e dove esiste una parola per (deFinire) ogni cosa; infatti in Inglese il giorno è day, plurale daysche è senz'altro più simile a Dyaus del nostro "giorni"; non di meno, anche il giorno Italiano contiene il solito "IO"...
Infine, non dimentichiamo che il sinonimo di giorno "", ovviamente simile a "dio", per quanto non sia più molto in voga nel parlare comune è sempre e comunque il suffisso dei giorni settimanali, da lune a vener... Poi è festa per tutti tranne che per gli dei antichi, che sono nominati per cinque giorni 
(


  • dies Lunae
  • dies Martis
  • dies Mercurii
  • dies Iovis
  • dies Veneris

  • di fila, sostituiti poi dal giorno del riposo ebraico (Shabbat /sabbatum) e quindi dall'unico giorno femminile; sul Wikizionario leggiamo la sua etimologia:

    "dal latino dies dominica cioè "giorno del Signore" che significa "giorno dedicato a Dio"
    Il Pianigiani concorda:


    (http://www.etimo.it/?term=domenica)

    Ma perché la "dominica" non sia chiamata "dominedì", è parte del mistero... Il fatto che sia un nome femminile dovrebbe suggerire qualcosa.

    Nel '98 il papa scrisse una lettera dedicata al "giorno santo" della settimana; la intitolò appunto "Dies Domini", e non "Dies Dominica"... Potrebbe mai essersi sbagliato???

    --

    Mercoledì mattina... L'"aroma" del caffè dalla cucina... Perché oggi quell'odore mi disgusta tanto, dopo averlo bevuto per più di tre decenni? Perché adesso preferirei bere l'acqua di una pozzanghera invece di un caffè? Un indizio viene da Facebook:



    "Allora qual'è il motivo della Menzogna sul Caffè? Pensate al governo e come governare una popolazione dal cervello danneggiato sia più facile che non il governare una popolazione sana. Iniziate da qui e unite i puntini"
    Il CAFFE' produce il CAOS nel vostro CORPO!
    "10 Fatti Poco Noti Sul Caffè
    1. La caffeina è un alcaloide che le piante di caffè usano per uccidere gli insetti, che mangiano i suoi semi. La pianta del caffè usa la caffeina anche nelle fave per uccidere le piante attorno, così la pianta del caffè può avere più luce solare e diventare più grande. La caffeina è un pesticida, che causa la morte genetica delle cellule con cui viene a contatto.
    2. Le immagini delle risonanze magnetiche prese prima e dopo 1 tazza di caffè mostrano una diminuzione del flusso sanguigno al cervello del 45%. http://abcn.ws/2ipmLj7
    3. Gli studi basati sulla risonanza magnetica dei bevitori di caffè dimostrano che essi presentano la stessa degenerazione dei loro cervelli pari a quella degli alcolisti cronici, dei fumatori di sigarette, dei malati di Parkinson e dei consumatori di marijuana. http://dailym.ai/1qjSqi0
    3. Il caffè può provocare un movimento intestinale perché in questo modo il corpo cerca di eliminare il veleno dall'organismo.
    4. Il caffè aumenta l'energia attraverso il contrasto della risposta metabolica, perché il corpo è spaventato dal veleno a base di caffeina
    5. Quando si attiva questo contrasto ["fight and flight", NdT] nel corpo, i centri di più basso QI nel cervello sono attivati così come i sistemi ormonali che controllano aggressività, violenza, decisioni irrazionali e illogiche, gelosia, rabbia, paura e paranoia.
    6. Quando misurato, 1 caffè attiva la risposta "fight and flight" per 3 settimane consecutive, anche se non si consuma altra caffeina dopo quella tazza di caffè.
    7. Quando il caffè (caffeina) viene consumato, la zona limbica del cervello diventa iperattiva e i centri superiori dell'apprendimento sono inibiti. La parte limbica del cervello è interessata solo a sesso, riproduzione, protezione del territorio, ricerca di cibo e sicurezza personale. La porzione limbica del cervello è la porzione più primitiva e meno sviluppata del complesso mentale.
    8. La pillola anticoncezionale inibisce lo smaltimento della caffeina ingerita. L'effetto è aumentato drammaticamente dall'uso di alcol o antidolorifici, e causa quindi molti casi di intossicazione da caffeina, che vengono trattati come altre cose quando la persona raggiunge l'ospedale.
    9. E' stato provato che il caffè causa ingrossamento della prostata, ansia, insonnia, depressione, difetti cerebrali, sindromi dolorose, respirazione innaturale, danni cerebrali, iperattività, difetti cognitivi (causati dal danno cerebrale) disordini comportamentali, affaticamento, alcuni tipi di cancro, malattia di Crohn, sindrome dell'intestino irritabile, coliti, malattie cardiache, sindrome premestruale, aumento della tendenza a subire danni a muscoli e tendini, dolori articolari... e la lista continua.
    10. Una investigazione condotta dall'autore del libro più esaustivo sul caffè mai scritto riprende quasi tutte le ricerche scientifiche sul caffè e la sua conclusione è che non esiste assolutamente alcuna prova scientifica che il caffè produca qualche beneficio sul corpo umano, a nessun livello, in nessun modo. Egli afferma apertamente che ogni promozione positiva del consumo di caffeina è una spudorata bugia, che danneggia gravemente la nostra intera società. L'autore lo scrive nel libro a questo link. http://amzn.to/2ljosiy Quanti coffee shops hanno aperto nella vostra città negli ultimi 20 anni?
    [,,,]
    ~ Jason Christoff ~
    "
    (Trad. mia)

    In Italia abbiamo la antica e famosa tradizione dell'"espresso", esportata in tutto il mondo; inutile a dirsi, l'espresso è un concentrato di caffeina, della quale la stragrande maggioranza dei consumatori abituali non conosce i potenziali rischi. 
    Sembra che il rilascio lento della caffeina presente nel tè verde, in part., assieme ai noti effetti antiossidanti, ne limiti i danni... e non di meno, dopo un lungo periodo di astinenza ho potuto ri-conoscere il potere di questa intossicazione su di me, ricominciando a berlo quotidianamente...
    Ma ne vale davvero la pena? E' una domanda valida per ogni cosa, ma sicuramente io preferisco non sentire nemmeno l'odore del caffè, finché posso farlo.
    E' un esempio che consiglio al mio lettore di seguire, dal momento che la consapevolezza della dipendenza da qualunque sostanza d'abuso è data soltanto dalla astinenza e dai suoi sintomi; così come per la gliadina nel glutine (che per me è tutt'ora un vizio di sostegno, con la scusa delle fibre); occorre proprio smettere di "farsi" di qualcosa per constatare il suo potere sulla nostra mente, non c'è altro modo. Ed è strano che la mia bevanda preferita dall'adolescenza fin oltre i quaranta oggi sia per me l'opposto di una tentazione... Così come non lo  è più lo zucchero, che anche nella versione più genuina -o meno tossica- del prodotto integrale biologico non fa più parte dei miei desideri quotidiani... per il semplice motivo che oggi ne posso avvertire immediatamente gli effetti collaterali indesiderati, per quanto difficili da descrivere. Direi che in generale certa roba provoca malessere.
    Per non parlare dell'alcol...
    L'esperimento consiste di questo, smettere l'uso di qualunque cosa potenzialmente dannosa per un certo periodo, abbastanza da non sentirne più il bisogno; è possibile allora comprendere se esiste un vero 'bisogno' di quella sostanza particolare, e per quanto mi riguarda a questo punto basta riprovarci, proprio come ho fatto io. Una sola birra dopo qualche mese da astemio mi ha provocato uno svenimento, lo zucchero tende a darmi l'emicrania, e un senso di "ansia" che mi lascia immaginare cosa stia combinando al mio sistema nervoso... una sensazione spiacevole in ogni caso, che è il contrario di quello che si vuole ottenere da una droga.
    Con il caffè, come ho detto, non ci provo nemmeno perché mi basta l'odore. Quello che durante l'infanzia era un odore (e quindi un sapore) troppo strano per attirarmi è tornato ad essere minaccioso e repellente come lo era allora, malgrado i decenni di caffeinomania sfrenata di mezzo; si capisce subito che "qualcosa puzza" in questa faccenda. Non credo che mi farei dei problemi a riprendere il vizio -che non è considerato come tale da nessuno, così come l'alcol e lo zucchero- se soltanto ne avessi voglia; il caffè è "vegan",  ed è legale. Ma anche senza leggere il post di Mr. Guyette, in questo caso la voglia è proprio quella che manca, e tanto mi basta. Ho deciso di darmi retta, una buona volta, perché alla fine pur non sapendo nulla sono la persona che mi conosce meglio di tutti; malgrado tutto.

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