L'ho scritto prima, per me Tavolo e Cavolo sono ormai quasi-sinonimi; stasera si condivide questo articolo su Facebook:
da cui traduco:
"Cavolo: Uno Dei Cibi Più Efficaci Utilizzato Spesso Per Guarire Ulcere Allo Stomaco, Disintossicare Il Fegato E Arrestare Le Infiammazioni 4 Gennaio , 2019|hfhadmin
La gente ha usati i poteri straordinari del cavolo per secoli. Questo vegetale delle crucifere ha poche calorie ma tante fibre e vari nutrienti.
Secondo Rachael Link, MS, RD:
“I vegetali delle crucifere sono vegetali che appartengono alla famiglia delle Brassicaceae. Queste piante devono il loro nome alla parola Latina “Cruciferae,” che significa incrociate, a causa della forma simile ad una croce dei loro fiori. Originari dell'Europa, del Mediterraneo delle regioni temperate dell'Asia, questi vegetali hanno acquistata una enorme popolarità e oggi vengono coltivati in tutto il mondo.
Benché il profilo nutrizionale individuale possa variare, le crucifere tendono ad essere ricche in vitamina A, vitamina C, e vitamina K così come in fibra alimentare. Le crucifere sono uniche anche perché possiedono composti a base di zolfo, chiamati glucosinolati, che si sono dimostrati possedere proprietà anti-cancerogene. Sono state associate anche ad una lunga lista di benefici per la salute, compresa quella del cuore, per la perdita di peso e la riduzione delle infiammazioni.”
Il cavolo ha una miriade di qualità medicinali, e rinforza la salute delle ossa e del colon, combattendo efficacemente le infiammazioni, prevenendo i disturbi digestivi e trattando le ulcere peptiche.
Può essere di tre tipi: (rosso/viola, verde e Savoia), e il cavolo Savoia è noto come un metodo naturale per prevenire il cancro, essendo ricco di sinigrina, uno dei glucosinolati che si è scoperti in grado di sconfiggere il tumore della vescica, del colon e della prostata.
Questi sono diversi altri benefici del cavolo:
Formazione del Sangue: Chi soffre di anemia dovrebbe bere un bicchiere di succo di cavolo crudo al giorno, da che gli alti livelli di clorofilla e le proprietà che ne incrementano la formazione aumentano la qualità del sangue.
Guarigione delle ferite: Le grandi proprietà anti-infiammatorie leniscono cuticole e ghiandole gonfie, aree malate, ferite, e anche vesciche.
Guarisce le ulcere peptiche:La ricetta dei cavoli è uno dei metodi più efficaci per trattare l' ulcera peptica
Disintossicazione dello stomaco e del colon:Il succo di cavolo fresco pulisce lo stomaco, guarisce la diarrea e combatte le infiammazioni intestinali.
Disintossicazione del fegato: Il cavolo ripulisce il fegato, allevia i mal di testa causati dalla sua intossicazione e riduce gli effetti della disidratazione.
Perdita di peso:Il cavolo ha grandi effetti disintossicanti e diuretici che migliorano la regularità e aiutano nella perdita di peso.
Per ottenere il meglio da questo vegetale lo si dovrebbe consumare in forma di succo, crudo o al vapore.
I cavoli più diffusi sono dei tre tipi di cui sopra, ma non posso evitare di menzionare quelli più piccoli, che
"...sono in realtà i germogli ascellari di una varietà di Brassica oleracea (della famiglia dei cavoli). Di forma globulare, crescono alla base delle foglie principali e sono costituiti da foglioline embricate (l'una che copre una o due sottostanti, come i carciofi)."
Leggo soltanto ora che "...L'aggiunta di limone é spesso considerata una delizia squisita." (Id.)
Buono a sapersi, ma la materia prima qui è la più buona in assoluto, comunque la si voglia consumare. La ricetta migliore è sempre la stessa per tutti i frutti della terra: meno si fa, e meglio è.
Dei potenziali effetti anti-cancerogeni dei Glucosinolati non c'è traccia su Wikipedia Ita, ma nella versione Inglese si legge che
E guarda un po', dal 2014 ad oggi questa ricerca non ha ancora dati esiti degni di essere riportati su Wikipedia; ma del resto questa voce non merita di comparire nella versione Italiana, perché ovviaMente per gli Italiani è un argomento del cavolo....
Il Figlio dell'Uomo è un alito, una forza, un'energia che dobbiamo comprendere: la luce, la forza di cui parliamo, il Cristo Universale, in Sanscrito è chiamato Prana. E' magnetismo, elettricità, suono...
E' per questo che il Vangelo di Giovanni lo chiama "il Verbo", dicendo:
“In principio era il Verbo (Logos), e il Verbo (Logos) era presso Dio, e il Verbo (Logos) era Dio (Theos).”
– Giovanni 1, 1
Nello Gnosticismo studiamo il Logos, che è Greco per "parola". Quindi il primo Logos è il Padre, il secondo Logos è il Figlio, e il terzo Logos è lo Spirito Santo. Questi sono Kether, Chokmah, Binah. In India sono chiamati Brahma, Vishnu, Shiva. I diversi religiosi hanno rappresentazioni differenti degli stessi archetipi, forze universali o respiri dell'Assoluto.In Ebraico, quando parliamo del respiro, lo possiamo dire in molti modi:Neshamah è respiro, ma anche Ruach, che è correlato al vento e allo spirito. Esiste un'altra parola importante per il respiro che studieremo in questa lettura, che è Abel. In Ebraico הֶבֶל, Habel è il figlio di Adamo ed Eva. Habel significa anche "respiro". Invero, il linguaggio Ebraico è molto ricco di denominazioni per i differenti tipi di respiro. Nella Kabbalah, diciamo che Neshamah è l'anima Divina, mentre Ruach è l'anima pensante. Abel o Habel è quel respirto che rappresenta l'anima umana. Questo è molto importante da comprendere per poter comprendere la Bibbia, e il modo in cui il Cristo, che è chiamato Vishnu in India, Quetzalcoatl nella dottrina Messicana Nahuatl, e Krestos in Greco, è una forza universale force, un respiro con molti nomi.
In questi giorni e in questa epoca, la gente pensa che Cristo sia una titolo esclusivo per il maestro Gesù di Nazareth che arrivò 2000 anni fa in Terra Santa, e che egli sia anche il Figlio dell'Uomo. Ma per noi, gli Gnostici , Mosè è il Figlio dell'Uomo, Muhammad è il Figlio dell'Uomo, Quetzalcoatl è il Figlio dell'Uomo: chiunque incarni il Cristo Cosmico diviene un Figlio dell'Uomo. Quindi, il Figlio dell'Uomo è l'aspetto umano di quella forza universale.– GnosticTeachings(.)org"
"
Esattamente una settimana fa, Lunedì 7 Gennaio, ho scritta questa nota salvata sul desktop:
"la coscienza del reSPIRO è indivisibile da quella dello SPIRitO, questo è un concetto espresso molto ovviamente dai due termini; quindi non si può sviluppare una vera spiritualità che non contempli questo principio come unione fra il corpo che respira e la "psiche", che è un sinonimo di anima." (come pure di mente)
L'idea che il respiro racchiuso all'interno dell'uomo, e che lo anima per tutta la vita, torni a spirare all'esterno, in forma di vento nel Sistema BioLogico terreno, quando egli è spirato, e possa così risalire da dove discese come Spirito, non mi pare troppo complicata; le parole per definire questo ciclo eterno sono queste, e parlano chiaro.
La dottrina dello "Yoga" (Unione) Indiana è fondata sulla respirazione, sul controllo del respiro e quindi, attraverso quest'ultimo, dello spirito; non esiste nulla di simile nelle dottrine religiose Occidentali, dove lo spirito è visto come un concetto astratto, alieno alla realtà materiale dell'essere umano; lo stesso legame fra il concetto di reSpiro e Spirito non è affatto sentito, o specificato in alcun modo, per quanto la loro etimologia sia la medesima, tanto evidente da essere completaMente nascosta sotto gli occhi di tutti.
Conosciamo l'etimologia dello spirito solo grazie al Pianigiani (il Wikizionario qui non ci è d'aiuto) secondo il quale:
Quindi, in sostanza, "anima" e "spirito" sono la stessa cosa, per quanto non siano affatto uguali.
Entrambi sono qualcosa che "soffia", o in altri termini che spira; e non è certo per caso che proprio questo è ciò che forma il corpo del serpente, il quale si avvolge in spire. Lo stesso Pianigiani riporta la voce poetica dello spiro, che sta per "Lo spirare, altrimenti Soffio, Spirito."
(Quale sia la parentela con la spirale possiamo solo immaginarlo).
Se ne evince che lo spirito umano, una volta spirato, si potrebbe ricongiungere alla "anima", che è invece una sorta di respiro ininterrotto, senza inizio né fine, proprio come i venti chiamati Alisei...
Questo è un nome degno di nota, perché è uno dei rari "forse" sulla Treccani:
"ALISEI (forse dal fr. aliser "rendere liscio, uniforme"; fr. alizés; sp. alisios; ted. Passatwinde; ingl. trade-winds). - Venti regolari che dominano nelle regioni tropicali e più precisamente nella zona terrestre compresa fra 30° di latitudine settentrionale e 30° di latitudine meridionale."
(anche il Pianigiani offre la stessa radice etimologica... cruda =)
In ogni caso gli Inglesi li chiamano Trade Winds, dove
"Il termine trade winds deriva originariamente dagli inizi del XIV Sec. dalla parola del tardo Middle English "trade," significante "percorso" o "traccia."[1]"
"Nella moderna lingua inglese sono chiamati trade winds, cioè venti del commercio[3], tuttavia l'origine della parola è molto diversa. Deriva dalla forma antica tread che significava sentiero, riferendosi appunto al fatto che questi venti soffiano sempre secondo una direzione ben precisa, quasi a tracciare un sentiero o percorso nel mare che era facile da seguire per le imbarcazioni a vela del tempo."
E conclude Wiki English:
"Nel XVIII Sec. l'importanza degli alisei per la flotta mercantile Inglese nell'attraversamento dell' Oceano Atlantico portò tanto il pubblico generale che gli etomologi a identificare il nome con il più tardo significato di "trade": "commercio (straniero)".[5] Tra il 1847 e il 1849, Matthew Fontaine Maury collezionò abbastanza informazioni per creare le mappe di venti e correnti degli oceani del mondo.[6]
(Id. - Trad, mia)
E' per un caso che l'antico termine trade per "traccia" o "sentiero" sia poi venuto a significare ciò che è il trade moderno, ovvero il commercio internazionale per cui le flotte mercantili Britanniche divennero famose in tutto il mondo? Probabilmente, è appropriato il termine di "combinazione"...
(E merita un appunto l'affinità con le nostre S-trade, che pure con il senso di "sentieri" o "vie" - come per la seta e le spezie, etc., sono assimilabili all'idea di una "via del commercio").
Ma ammettiamolo, stiamo comunque parlando di qualcosa di completamente ignoto, tanto per lo spirito quanto per i venti, che sono più di 20, e che spirano ovunque per terra e per mare.
Wikipedia, come temo ogni enciclopedia, tira in ballo addirittura l'effetto Coriolis (!!!) per giustificare la presenza di questi "soffi" perenni chiamati Alisei:
"Sono causati dal gradiente barico orizzontale, cioè dalla regolare alternanza delle fasce di alta pressione (ovvero quelle tropicali) e quelle di bassa pressione (zone equatoriali) e vengono deviati verso ovest dalla forza di Coriolis, ovvero per effetto della rotazione terrestre e della scarsa viscosità atmosferica."(Id.)
Ma chiunque abbia una benché minima conoscenza della realtà cosmoLogica di questo mondo non può proprio credere alla "forza di Coriolis" così come a quella di "gravità", e dunque anche il respiro del mondo, come il nostro personale, è parte del Grande Mistero. Che di fatto E' questo "mondo".
Che è dentro di noi.
Una volta esclusa, ragionevolMente, la causa ipotetica della magica forza di rotazione delle Grandi Palle Universali, l'origine dei venti costanti è inspiegabile, così come l'intera Circolazione atmosferica, che si dipinge all'interno dello stesso quadro globale in cui la magia delle forze invisibili -e soprattutto inesistenti- ha un ruolo fondaMentale.
meglio sorRiderci sopra, finché possiamo... Ogni anno viene annunciata una nuova catastrofe di proporzioni globali, e in fondo due miliardi di anni non sono così lunghi come potrebbe sembrare.
...
LuneDie
I pensieri di ieri (questa notte) sul respiro gettano una nuova luce sul personaggio di Alan Keane (nella serie TV Gumball, da non confondersi con l'ex-giocatore di calcio Irlandese)
E' inevitabile per me pensare che "io" sono il respiro, la vita momentaneaMente intrappolata in un loop inarrestabile, un flusso controllato che entra inSpirando ed esce eSpirando dal corpo, e che infine spirerà fuori dal circuito chiuso, libero dalla gabbia toracica, e tornerà -forse- da dov'è venuto... o proseguirà il suo flusso altrove, chissà dove; e quando.
E perché.
Nella prospettiva pranica, non occorre altro che il respiro per vivere: perché il vivere non è altro che il respirare, in sé. Tutto il resto è un artefatto psichico, è quel gioco di specchi, di parole, d'abilità e prestigio, che chiamiamo "vita", il periodo trascorso in questo "mondo" Qui e Ora.
Conoscendo la reale macro-cosmologia terrena non conosciamo comunque l'origine dei venti, e conoscendo la micro-cosmologia dei nostri involucri, questi pupazzi animati chiamati esseri umani, non abbiamo la minima idea dell'origine del nostro stesso respiro.
I venti sono la forza primaria che muove i cieli e determina il clima, il loro flusso è (teoricaMente) correlato alle correnti marine, e quindi essi sono di fatto lo "spirito" di questo mondo, la forza che lo anima; senza l'alternarsi di luce solare e piogge non avremmo il regno vegetale che conosciamo, né sappiamo se potrebbe esistere nulla di ciò che dipende bioLogicaMente da questo sistema; le "nuvole" portate dai "venti" riducono la temperatura e portano la pioggia, ed è impensabile il poter creare un simile sistema artificialmente, ovvero, di innaffiare o irrigare tutte le coltivazioni senza qualche provvidenziale rovescio. Certo, l'acqua è l'elemento vitale e il più abbondante a questo mondo, ma senza il movimento -che fa rima con vento- sarebbe una immensa palude di acqua stagnante, ferma, e morta.
Questo è un principio ancora più evidente del Sole, che ci permette di vedere le cose di questo mondo ma come quelle esiste solo quand'è visto, e percepito come fonte di energia elettromagnetica (luce e calore), esattamente come negli esperimenti quantistici, dove la particella osservata è la sorgente di energia più potente osservabile in natura. SimilMente, respiriamo perché abbiamo aria da respirare, il nostro "habitat" ne è colmo, e non facciamo altro che inspirare ed espirare, ri-attivando continuamente il
E vediamo allora che in entrambi i casi questo moto, il flusso chiamato respirazione coinvolge direttamente l'attività degli elettroni, i quali
"...insieme ai protoni e ai neutroni, sono componenti degli atomi e, sebbene contribuiscano alla massa totale dell'atomo per meno dello 0,06%, ne caratterizzano sensibilmente la natura e ne determinano le proprietà chimiche"
E' così, siamo dei robot gonfiabili, palloni elettronici; siamo le interfacce materiali di una entità soprannaturale, che è l'unico osservatore pienaMente cosciente di ciò che si dice "natura"; gli "animali" partecipano essenzialMente di questo "sistema naturale", e non sono in grado di discernere altro, ignorando ciò che è la specialità primaria dell'umano, l'artificio, il falso. Senza una pietra di paragone e una qualche pretesa di pensiero logico, o critico, è impossibile deFinire e deTerminare le qualità specifiche di una data condizione, sempliceMente se ne fa parte, si segue il flusso, o l'onda.
Questo evidenteMente vale per tutti noi, in vario grado.
Siamo creati da un "Sole" che appare solo ai nostri occhi, in quanto tale, e dunque è una nostra creazione; respiriamo una "aria" che è nel contempo -letteralMente- la anima di questo mondo, paradossale sinonimo di libertà (libero come il vento) che viene contemplato da un essere in cui il vento è rinchiuso -sempre letteralMente- in una gabbia; tutto porta a considerare l'essere umano come riflesso di tutto (l'Essere) e viceversa, senza un Principio certo che non sia quello stesso che ci spiega -se non altro- la nostra presenza in un mondo-di-parole, Qui e Ora, chiamato "logos".
"Il moto dell'elettrone genera un campo magnetico, mentre la variazione della sua energia e della sua accelerazione causano l'emissione di fotoni;" (https://it.wikipedia.org/wiki/Elettrone)
In altre parole, il movimento dell'elettrone dà origine alla LUCE; e così il cerchio -o circuito- si chiude. IdealMente.
Un rover Cinese sta attualmente esplorando la faccia oscura della Luna, e un ufficiale ha annunciato Lunedì che il programma spaziale nazionale è di lanciare altre tre missioni lunari — allo scopo di porre le fondamenta per una base lunare internazionale.
“Speriamo che [l'ultima delle missioni in programma] Chang’e-8 aiuti a testare certe tecnologie, e attuare l'esplorazione per la costruzione di una base lunare comune condivisa da diverse nazioni,” ha detto il capo deputato del programma spaziale della Cina, Wu Yanhua, durante una conferenza stampa.
Prossimi Passi
Gli ufficiali Cinesi sono orgogliosi del successo di Chang’e–4, la navetta che è allunata settimane fa. Chang’e–4 ha già rilasciato un rover e ha avuto successo per la prima volta nella storia umana nel far germinare dei semi su un altro mondo. [SIC!]
La tabella di marcia della base Lunare Cinese non è chiara, ma si stanno focalizzando i prossimi passi.
Prima il programma spaziale lancerà una navetta chiamata Chang’e–5 sulla Luna più avanti quest'anno, la quale collezionerà campioni e ritornerà sulla Terra. I risultati di Chang’e–5 e delle tre missioni seguenti, ha detto Wu, aiuteranno a solidificare i piani per una base di ricerca. Wu ha evidenziato specificamente che sia o meno possibile utilizzare il suolo lunare per stampare in 3D strutture abitabili."
Lo sappiamo, è una barzelletta da miliardi di Yen, e fa concorrenza solo a quella della NASA, che però si misura in miliardi di Dollari; per il resto, la barzelletta è la stessa, e non vedo proprio l'ora di conoscerne il finale.
...
MercoleDie
Questo è un dilemma da ponderare:
Trad.: "SE POTESSI RIVELARE
UNA VERITA' AL MONDO QUALE SAREBBE?"
Questo è il mio commento:
Trad.: "che non esiste alcuna verità"
Io non sono un nichilista nel senso universale del termine, di chi non crede in niente; al contrario, mi potrei dire un panteista, uno che crede in tutto, ma quello che credo è tutto ciò che inganna me stesso attraverso tutti i miei sensi e la mia personale comprensione logica di ogni fenomeno, ciò che potrei definire altrimenti "intelligenza", ovvero l'uso dell'intelletto. Questo mondo ad es. è qualcosa in cui credo, perché in condizioni ordinarie non ne posso fare a meno. Non ci credo più o meno di quanto creda a questo blog, che esiste soltanto nel momento in cui ci scrivo qualcosa, e ci incollo delle immagini, e soprattutto quando (chi)un(que) altro ne esperisce direttaMente l'esistenza. Non di meno, non sono l'unico a conoscere l'esistenza di un blog chiamato "Adesso In Punto"; e non sono l'unico a credere che esista questo "mondo" al di fuori del blog.
Conosco la verità come opposto della Falsità, e tutte le mie indagini hanno sempre portato alla conclusione che quest'ultima è la quintessenza di questo mondo, il fondamento del "sistema" che assicura un potere quasi-assoluto a certa gente. La Questione Più Fondamentale di cui ho scritto tanto è appunto la base della Falsità Totale, il Principio Unico di quello che io dico Impero del Falso, ma conoscerla è come conoscere il palcoscenico, senza sapere nulla della commedia che ci viene rappresenta sopra.
Come ho già concluso tempo fa, tutti sono in qualche modo inclini da sempre ad accettare la falsità come una realtà propria, in conseguenza della natura artificiale del nostro essere Qui e Ora, che può portare qualcuno a supporre una origine "biomeccanica" dell'umano o più oltre ancora, quella Ideale; da qui in poi si sconfina nella metafisica, e siamo tutti liberi di esplorare il pensiero filosofico, mistico e finanche religioso dei nostri avi e dei nostri coevi in questa direzione; chiunque può trovare la sua propria verità, per tutto ciò che potrà credere in maniera definitiva come "vero", ma il mio pensiero è che non esista nulla di "vero" in senso assoluto, e questo spiega perché l'intero sistema che governa il mondo Qui e Ora è basato su falsità, menzogne e raggiri.
Forse infine la conoscenza della Falsità è prioritaria rispetto a quella di (ogni) Verità; e la mia impressione è che tutta la "Storia" sia stata scritta su questo principio unico (su una sola Falsariga) e che prosegua così attraverso ogni sorta di "informazione", che come sappiamo è un ordine categorico: in formazione.
Chi non ha alcun interesse nel sostenere delle "verità"dogmatiche prefabbricate come quelle religiose, politiche e scientifiche, non può che arrivare alla medesima conclusione, per quanto deludente possa essere; sullo scenario globale, chiunque sembra avere qualche "verità" da sostenere, e come sappiamo scienza, religione e politica hanno un solo interesse che le accomuna e che coinvolge suo malgrado ogni essere umano "civilizzato". Paradossalmente, si può dire il "bene comune", poiché trattandosi di un bene collettivo è definito meglio al plurale, come "beni"; ma non mi pare che ciò abbia punto da spartire con quello che invece è buono.
...
A proposito di credenze, questo è stato condiviso da Mr. Stephen King (omonimo dello scrittore famoso):
Trad.: "Credere è la morte dell'intelligenza.
Non appena crede in una dottrina di
qualche sorta, o assume una certezza, uno
cessa di pensare a quell'aspetto dell'
esistenza -
Robert Anton Wilson -Scrittore Americano"
Forse per questo la gente crede di dover credere in qualcosa a tutti i costi; l'intelligenza può essere estremaMente incomoda, per non dire pericolosa.
Mr. Steve Baker ribatte al post qui sopra con questa citazione:
Trad.: "Per quanto possa sembrare un paradosso, tutte le scienze esatte sono dominate dall'idea dell' approssimazione. Quando un uomo ti dice di conoscere la verità esatta su qualunque cosa, puoi inferire con certezza che egli è un uomo inesatto. (Bertrand Russell)"
Il che è molto interessante, a parer mio, soprattutto per l'uso del verbo inferire, che è tanto raro quanto raffinato. Incollo dal Treccani:
"inferire v. tr. [dal lat. inferre «portar dentro; arrecare, concludere» (comp. di in-1 e ferre«portare»), con mutamento di coniug.] (io inferisco, tu inferisci, ecc.; pass. rem. infèrsi, inferisti, ecc. nel sign. 1; inferìi, ecc. nei sign. 2 e 3; part. pass. infèrto nel sign. 1, inferitonegli altri). – 1. Arrecare, causare, in locuzioni quali i. un danno, i. gravi perdite al nemico, i. una grave lesione e sim. Più com., oggi, i. un colpo, una coltellata e sim., cioè dare, assestare; anche fig.: la riduzione delle esportazioni ha inferto un duro colpo all’economia nazionale. 2.a.Trarre, partendo da una determinata premessa o dalla constatazione di un fatto, una conseguenza, un giudizio, una conclusione: i. una verità da un’altra; da questi indizî si inferisce facilmente che l’omicidio è stato commesso a scopo di rapina; se voi pretenderete di poterne i. una conseguenza, ed io pretenderò con altrettanta connessione poterne inferir mille (Galilei). b.ant. Significare, voler dire. 3. Nel linguaggio marin., in generale, introdurre un cavo di rinforzo, di manovra, ecc. in un adatto alloggiamento; i. una bandiera, collegarla alla propria sagola tramite il cavetto di maneggio, già cucito nel lato d’inferitura del drappo, munito di ganci a moschettone o, direttamente, con il particolare nodo di bandiera; i. una vela, fissarla alle varie guide del proprio albero (o pennone, strallo, ecc.) tramite anelli metallici o di cavo (canestrelli), cavetti (inferitoi o matafioni d’inferitura), ganci particolari (garrocci), ecc."
Mi piace soprattutto il significato antico del significare o voler dire: inferisco che è molto meglio di entrambi, e che dovremmo tutti inferire di più in ogni caso, invece di ferire; può essere lo stesso, ma non necessariaMente.
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Un articolo di Scientific American condiviso su Facebook merita una traduzione qui di seguito; è scienza, ma "di confine", sul limite tra il dogmatismo imperante (o imperiale) e la ricerca pura, e quindi degno di nota:
"Il Nostro Linguaggio Modifica Ciò Che Vediamo
Un nuovo sguardo ai “Blu Russi” dimostra il potere delle parole nel modellare la percezione
Il linguaggio che parliamo influenza il modo in cui pensiamo? Questa è la domanda dietro la famosa ipotesidella relatività linguistica, che la grammatica o il vocabolario di un linguaggio imponga a chi lo parla un particolare modo di pensare il mondo.
La forma più potente della ipotesi è che il linguaggio determini il pensiero. Questa versione è stata dismessa dalla maggioranza degli studiosi. Una forma più debole oggi è ritenuta essere ovviamente vera, che se un linguaggio ha un lemma specifico nel vocabolario mentre un altro non lo ha, allora parlare di quel concetto può avvenire più frequentemente o più facilmente. Ad esempio, se qualcuno vi spiegasse, un anglofono, il significato del termine Tedesco Schadenfreude, potreste riconoscere il concetto, ma potreste non avere utilizzato il concetto tanto regolarmente come chi parla Tedesco.
Gli studiosi ora sono interessati a sapere se avere il lemma di un vocabolario come concetto influenzi il pensiero in ambiti lontani dal linguaggio, come la percezione visiva. Considerate il caso dei "blu Russi". Mentre l'Inglese ha una singola parola per il blu, il Russo ha due parole , goluboy per il blu chiaro e siniy per il blu scuro [è lo stesso per noi Italofoni, dove "azzurro" e "celeste" indicano il blu chiaro, mentre per "blu"si intende una tonalità scura; per gli anglosassoni non fa differenza, è tutto "blue", e in genere si usa l'aggettivo light -chiaro o luminoso- per indicare l'azzurro/celeste --NdT]. Questi sono considerati termini di "livello basico", come verde e viola, da che nessun aggettivo è necessario per distinguerli. Lera Boroditsky e i suoi colleghi hanno mostrate due tonalità di blu sullo schermo di un computer e hanno chiesto ai Russi di determinare, il più in fretta possibile, se i due colori blu erano differenti l'uno dall'altro o se erano lo stesso. Le distinzioni più rapide si sono avute quanto i colori mostrati erano goluboy e siniy, piuttosto che due tonalità di goluboy o due tonalità di siniy. Il vantaggio nel tempo di reazione per la distinzione lessicale dei colori blu era maggiore quando le tonalità di blu erano percettivamente simili.
Per determinare se le parole erano automaticamente (e forse inconsciamente) attivate, i ricercatori hanno aggiunto il seguente stratagemma: hanno chiesto ai particepanti Russi di eseguire un compito verbale mentre nel contempo facevano la loro discriminazione percettiva. Questa condizione eliminava il vantaggio nel tempo di reazione dei contrastanti goluboy e siniy. Invece un compito non-verbale (ma spaziale) poteva essere svolto contemporaneamente, mantenendo il vantaggio goluboy/siniy. Le varianti del duplice compito indicano che quello di discernere i colori era aiutato dall'attivazione silenziosa delle categorie verbali. Gli anglofoni sottoposti agli stessi compiti di discernimento non hanno mostrato alcun vantaggio nel test per blu chiaro e blu scuro [Anche se per l'autore -anglofono- dell'articolo non fa alcuna differenza, noi ci troveremmo probabilmente nelle stesse condizioni dei Russi, avendo termini ben distinti come "azzurro" e "blu" per indicare diverse tonalità dello stesso colore, NdT]
Recentemente i Blu Russi sono stati utilizzati ancora per comprendere come il linguaggio influenzi il pensiero. Nel journal Psychological Science, Martin Maier e Rasha Abdel Rahman hanno svolta una ricerca per sapere se la distinzione dei colori "Blu Russi" potrebbe aiutare il cervello ad avere coscienza di uno stimolo che potrebbe altrimenti passare inosservato. Potrebbe la salienza aiutare un colore blu chiaro, o un colore blu scuro ad essere notato (cioè a penetrare nel pensiero cosciente) in una situazione in cui l'attenzione è sovraccarica e non tutti gli stimoli possono essere notati??
Il compito selezionato per questa ricerca è la "nittitazione attentiva" ["attentional blink" - ricorro al gergo medico perché il termine è più breve di "battito di ciglia" o "b. delle palpebre", ndt]. Questo è un paradigma sperimentale utilizzato frequentemente per testare se uno stimolo è avvertito coscientemente. Ai partecipanti all'esperimento è stato chiesto di osservare una sequenza di stimoli, mostrati ad alta velocità (normalmente almeno 10 al secondo), e di premere un bottone ogni volta che vedevano un certo oggetto. L'oggetto in questione poteva essere una lettera in una sequenza di numeri; o il bersaglio poteva essere, ad esempio, una parola emotiva in una sequenza di parole neutrali. I partecipanti sono molto bravi nel rilevare il primo bersaglio che vedono, ma se un secondo bersaglio segue immediatamente dopo il primo, o dopo una pausa di 2 o 3 oggetti, il secondo bersaglio può essere mancato. E' come se il sistema attentivo del cervello "sbattesse le palpebre". Il motivo del bersaglio mancato può essere compreso intuitivamente: il cervello era impegnato nel processare il primo bersaglio e non aveva le risorse attentive necessarie per rilevare il secondo bersaglio.
Nei decenni successivi alla sua scoperta, la "nittitazione attentiva" è stata utilizzata in miriadi di modi per documentare quali stimoli avessero un vantaggio nel catturare l'attenzione. Per esempio, immaginate che vi si chieda di riconoscere dei nomi propri in un flusso di sostantivi mostrati rapidamente. Non manchereste il vostro nome proprio nemmeno se esso occorresse dopo un bersaglio primario. Gli studiosi hanno concluso che la salienza del vostro nome lo protegge dalla nittitazione attentiva.La salienza del contrasto nel colore blu potrebbe, usando i Blu Russi, proteggere uno stimolo dalla nittitazione attentiva? Gli autori hanno sperimentato con dei triangoli colorati per sapere se fossero identificabili più facilmente quando i triangoli erano resi visivamente salienti posizionandoli su un colore contrastante. Ad esempio, un colore verde scuro su uno sfondo verde chiaro è più difficile da vedere di un colore verde scuro su uno sfondo blu scuro. Il verde sul blu è più facilmente visibile a causa del forte contrasto tra il blu scuro e il verde scuro dato dalla categorizzazione linguistica. Ma se i colori fossero goluboy e siniy? [Di nuovo, per noi vale "azzurro" contro "blu", NdT]
Per chi parla Russo, i contrastanti blu chiaro e scuro [o "azzurro" e "blu", NdT] dovrebbero essere tanto salienti quanto il contrasto fra il verde scuro e il blu scuro (stando sempre attenti a mantenere un'attinenza percettiva fra gli stimoli contrastanti comparabili).
Maier e Rahman hanno disegnati degli stimoli con forme geometriche poste su un cerchio azzurro ("blu chiaro" nell'Orig., NdT). Il compito dei partecipanti all'esperimento era di premere un bottone quando vedevano un semicerchio o un triangolo, ignorando stelle, quadri, e altre forme.
I distrattori erano forme grige piane su uno sfondo blu chiaro [o "azzurro", NdT]. Come si è notato i bersagli, che erano triangoli o semicerchi, erano colorati in modo che la loro distinzione visuale fosse precisamente variata. Il triangolo meno saliente era un triangolo verde chiaro su uno sfondo verde scuro. Esso non era saliente poiché i due colori verdi sono nella stessa categoria linguistica. Uno stimolo altamente saliente era un triangolo verde (un verde chiaro o un verde scuro) su uno sfondo blu (sia blu chiaro che blu scuro), perché i colori erano in categorie linguistiche differenti. Un altro stimolo saliente per chi parlava Russo era un triangolo blu chiaro o scuro posto su un cerchio di un colore blu differente.
Il test della nittitazione attentiva conteneva una sequenza da 2 a 6 stimoli da ignorarsi (forme non-bersagli), quindi un semicerchio colorato (bersaglio 1) e quindi, dopo una sequenza da 3 a 7 oggetti, il secondo bersaglio, un triangolo. Alla pausa 3, quando il cervello dei partecipanti era impegnato a processare il bersaglio 1, quanto poteva essere difficile distinguere il triangolo verde?
I risultati supportano l'ipotesi che la distinzione linguistica dei Blu Russi aiuti gli stimoli a penetrare nella consapevolezza cosciente. Ovvero, i bersagli meno salienti, i triangoli verdi su sfondi verdi, erano i più mancati . Il bersaglio più facilmente riconosciuto era il contrasto tra blu e verde. Ma è importante il fatto che il contrasto fra goluboy (azzurro) e siniy (blu) era uno stimolo che catturava i centri dell'attenzione nel cervello più del contrasto fra verde chiaro e verde scuro.
E' interessante il fatto che questi risultati siano stati dimostrati anche in uno studio sugli ellenofoni, da che il Greco somiglia al Russo avendo oggetti lessicalmente separati per il blu chiaro e quello scuro. Il Tedesco è stato utilizzato come lingua 'di controllo' perché come l'Inglese ha una sola parola per il blu. Per i germanofoni, le percentuali dei tests per il tasso di rilevamento tra blu e blu e verde/verde erano identici.
Cosa succede nel cervello durante questi compiti visuali? Gli autori hanno monitorati i potenziali evocati dello scalpo durante i compiti di nittitazione attentiva. Quando i blu contrastanti erano rilevati (ovvero la nittitazione era evitata) un potenziale correlato all' evento aveva luogo, il quale è noto accompagnare lo stadio primario del processo visivo. Questa firma neurale non era presente per gli stimoli verde chiaro / verde scuro, e ciò indica che il cervello processa il blu chiaro / blu scuro in modo differente, per chi parla una lingua che pone delle distinzioni lessicali.
Lo studio attuale rappresenta un'evoluzione importante per documentare come le categorie linguistiche influenzino la percezione. Considerate come questo rinnovi l'originale studio dei Blu Russi, in cui gli osservatori premevano un bottone per indicare se due tonalità di blu erano la stessa o erano diverse. In quello studio, appariva probabile che gli osservatori etichettassero silenziosamente i colori in modo da prendere una decisione più velocemente. E' meno probabile che l'etichettatura fosse utilizzata durante i compiti di nittitazione attentiva, poiché non era necessario prestare attenzione ai colori e di fatto era irrilevante per il compito. Tutti ciò che gli osservatori dovevano fare era provare a rilevare un triangolo in una sequenza rapida di forme differenti. E' quindi una scoperta notevole che il contrasto incidentale di un triangolo blu [scuro] su uno sfondo azzurro [blu chiaro] aiuti a spingere il triangolo nella coscienza consapevole [SIC- "conscious awareness", NdT]. Quali rive della interazione percettivo-linguistica rimangono da essere conquistate? Le scoperte attuali indicano che la conoscenza linguistica può influenzare la percezione, contraddicendo la visione tradizionale per cui la percezione sarebbe processata indipendentemente da altri aspetti della cognizione, compreso il linguaggio. L'esempio più noto è il caso delle illusioni visuali, le quali sono le più impervie da riconoscere sulla illusione. Hmm. Possiamo chiederci: i Blu Russi potrebbero essere reclutati per l'alterazione di una illusione visuale che dipende dalle tonalità dei colori?"
Per me i "blu Inglesi", così come i "blu Russi" per gli studiosi suddetti, da che hanno sempre rappresentato un enigma tanto nell'ambito delle traduzioni quanto in quello della grafica; il rendere un "blu" Inglese nella nostra lingua può essere tanto arduo quanto tradurre in immagine ciò che il committente anglofono si aspetta di vedere nel suo marchio di fabbrica, se non fornisce un codice esadecimale matematicaMente esatto. Come ho accennato per inciso prima, in Inglese il blue sta per il nostro blu così come per l'azzurro, o celeste. I problemi sorgono quando non viene specificato se il blu è "light" (che sta per luce, ma anche per luminoso, "chiaro" o "leggero") oppure "dark" (scuro); ho quindi una consapevolezza opposta della questione, che non è derivata dal mio interesse particolare in questa materia, ma dall'esperienza pratica in entrambi i campi, relativaMente problematica.
Nel nostro Gioco-Di-Parole quotidiano non posso fare a meno di ricordare l'antico gioco "Strega comanda color..." quando nel nostro Mondo-Di-Parole virtuale (Qui e Ora), ovvero nel linguaggio proprio dell'InterNet che è l'HTML si utilizza globalMente un codice esadecimale dei colori che è appunto "hexadecimal", abbreviato comunemente in HEX (come ad es. nella "hex triplet" che definisce un colore attraverso le percentuali RGB), e dove in Inglese Americano
"hex1
/hɛks/
NORD AMERICANO
Verbo
1.
lanciare un sortilegio, stregare
"la stregò [hexed] con le sue dita"
sostantivo
1.
sortilegio, maledizione.
... "
aggettivo
1. stregato
sost.
1. strega
"
E' soltanto un'altra coincidenza? L'antico gioco della strega che comandava il colore quand'ero bambino è divenuta la realtà virtuale in cui gravito oggi, attraverso il "sortilegio" della lingua Inglese; che forse non è la più antica delle lingue (anche se questa rimane la mia convinzione personale) ma è sicuramente la più ramificata, e in un certo senso la più ingannevole. In ogni caso sì, è un'altra coincidenza, l'antico gioco infantile si è realizzato -a suo modo- nella realtà ludica del mio vissuto quotidiano nella rete; quindi le cose coincidono, e dunque sia ha una coincidenza, e se invece diciamo che è una combinazione, è sinonimo di una sequenza alfanumerica che corrisponde a questo Mondo-Di-Parole, in tutto e per tutto. Questo tipo di combinazione è quello che apre le porte della conoscenza, per riconoscere ciò che è nascosto sotto i nostri occhi da sempre.
Tra le prime meme - se così si può dire!- che ricordi diffuse in rete a cavallo dei millenni, c'era quella attinente la questione del contrasto cromo/lessicale, posta molto sempliceMente e ingegnosaMente in una singola immagine come questa
Ma in questo caso abbiamo anche un "trucco semantico" (non per niente è un'immagine tratta da un sito D'istruzione) nelle istruzioni per l'uso, dal momento che un colore non si legge come una parola, semmai possiamo dire quale esso sia dopo averlo riconosciuto, e questo tipo di suggestione potrebbe influenzare il soggetto a livello inconscio... In ogni caso, con un minimo di concentrazione ed evitando appunto di leggere il testo, guardando soltanto il suo colore, il compito si rivela piuttosto semplice ignorando la parola che rappresenta letteralMente un colore diverso, oppure uguale a quello scritto. Semplice, ma è inevitabile il contrasto che, almeno all'epoca in cui lo ricordo in voga, induceva altrettanto facilMente in errore chi si cimentava per la prima volta.
Questo sorta di "scherzo" che oggi sappiamo degno della massima considerazione e oggetto di una sperimentazione scientifica ad alto livello, si estende facilmente alla illusione totale dell'uniVerso in cui gravitiamo Qui e Ora; a prima vista sembrerebbe un contrasto netto fra il pensiero "logico" -cioè quello che si basa sulla parola, o logos- e quello "istintivo", dal momento che mentre la parola ci "dice" un certo colore, il suo stesso colore è differente da quello che troviamo scritto, ma alla resa dei conti come potremmo mai descrivere (a chi/un/que altro) un colore se non utilizzando una deTerminata parola, ovvero un Termine, cioè qualcosa che deFinisce un'altra (qual)cosa?
Dobbiamo riConoscere il fatto che i colori sono "reali" soltanto a parole.
Chi sarebbe mai in grado di deScrivere un colore, in termini logici, senza alcun riferimento alla realtà percettiva della visione e della vista, che è il senso più notoriaMente ingannevole di tutti? (Infatti si "sente puzza di bruciato" quando qualcosa che non è avvertibile altrimenti non quadra...)
Oppure, chi potrebbe spiegarmi cosa è il verde se non dicendomi che è il colore dell'erba e delle foglie (della clorofilla, insomma=) e chi saprebbe farmi capire cos'è l'azzurro (o blu chiaro) se io non avessi mai visto il cielo (che è celeste)?
Probabilmente è questa la Questione più FondaMentale sul concetto espresso nel famoso episodio biblico dell'arcobaleno come "segno dell'alleanza" tra "dio" (il Sè Supremo) e l'"uomo" (il "sé stesso", che deFinisce tutti noi come "me stesso" ... perché di fatto è proprio lo stesso).
Tutti i colori visibili dello spettro sono tanto reali quanto le parole che li deFiniscono nella nostra logosfera; né più né meno. Non sono oggetti materiali, non sono realtà oggettive, definibili e nemmeno comprensibili se non attraverso l'uso della parola, dei termini con i quali sono definite. Certo, basta un prisma, e un raggio di luce, per riprodurre i colori dell'arcobaleno, che sono tutte le frequenze luminose visibili dall'occhio umano; non abbiamo dubbi, questa è una realtà indiscutibile e resa paradossalMente nota in epoca moderna dalla famosa copertina del disco dei Pink Floyd (The Dark Side Of The Moon) più che dagli "esperimenti scientifici" nelle aule scolastiche.
O dalla Bibbia.
E non di meno, questa sorta di "realtà" cromatica, di tutto ciò che dà letteralMente colore alle nostre esistenze (altrimenti grige), elude di gran lunga la nostra comprensione, ed è uno degli esempi più salienti e incontrovertibili della Illusione come fondamento principiale del mondo in fondo ai cieli.
I colori sono particolari frequenze luminose, o in altri termini sono variazioni delle lunghezze d'onda, osservabili e riproducibili, prodotte nei bastoncelli e nei coni (i fotorecettori) nel nostro occhio; chi soffre di daltonismo è l'eccezione vivente che conferma la regola generale, su questa nostra capacità di discernere un colore dall'altro con una certa precisione. Quando poi pensiamo che -Wiki docet-
"La luce che arriva sul fondo dell'occhio viene "tradotta" in segnali bioelettrici che giungono al cervello attraverso il nervo ottico."
e che quindi anche in questo caso si tratta soltanto di forme differenziate di energia "elettromagnetica", siamo costretti a riConsiderare il paradosso umano, e il suo pensiero infinito che finisce soltanto dove ha inizio, appunto, in Sé Stesso. A deFinirlo ci sono soltanto dei termini, cioè delle parole; e nient'altro.
Nel Mondo-Di-Parole oggi abbiamo avuto lo spiro -un pezzo da museo- l'inferire, la salienza, e infine con il distrattore anche la nittitazione... tutto in un batter d'occhi. E' stata una giornata densa di parole, e questo è un buon post in cui lasciarle a stagionare.
...
Intanto i favolosi semi di cotone fatti germogliare dai Cinesi "sulla Luna" sono morti... di freddo.
Se non altro -almeno per ora- non hanno sperimentato sulla fauna.
Fortuna che ci sono gli amici-di-Facebook che se la ridono; e questo è un bene:
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Così sappiamo che la anima deriva dal Greco ἄνεμος (ánemos, "vento" o "venti") e che il nostro spirito allo stesso modo è ciò che spira; ma da dove viene invece la anima Inglese, detta "soul"? Wiktionary ci offre addirittura 2 etimologie distinte per questo termine:
Da un lato quindi abbiamo una ambigua omonimia con il primo re dei giudei, e di "Israele", così come col nostro famoso "San Paolo", il cui vero nome era appunto Saul (שאול, Shaʾùl), assieme a due presunte radici da termini Cardinali che nell'antichità definivano il Nord e l'Ovest; l'altra ipotesi etimoLogica è il terragno verbo Francese che indica l'attività più materiale in assoluto, della saziazione; ma non si tratterà di una simbolica fame di conoscenza da soddisfare?
Come si è visto abbiamo delle "affinità" o "parentele" linguistiche (parole che in Inglese si dicono ironicaMente "cognate"), radici di un albero geneaLogico di pazzi, i cui frutti viventi non conoscono la esatta provenienza della propria anima. Perché gli anglofoni non hanno nulla che derivi certaMente dal Latino, e a sua volta dal Greco, come accade per le lingue romanze, tranne che nei loro tanti "prestiti"; la loro "soul" ha queste due probabili discendenze, che a quanto pare sono ritenute entrambe abbastanza verosimili da meritarsi entrambe una voce sul loro Wikizionario e quindi -presumo- sul dizionario.
Ma perché avrebbero dovuto prendere in prestito dal Francese lo stesso termine che nelle lingue Germaniche e nell'Inglese Medio e Antico definiva già l'anima, con un significato ben distinto da quello dei Galli?
"...Inglese Antico sawol "parte spirituale ed emozionale di una persona, esistenza animata; vita, vivere, essere," dal Proto-Germanico *saiwalō (fonte anche dell'Antico Sassone seola, Antico Nordico sala, Antico Frigiosele, Olandese Medio siele, Olandese ziel, Antico Alto Germanico seula, Germanico Seele, Gotico saiwala), di origine incerta.
Talvolta detto significare originariamente "proveniente da o appartenente al mare," poiché quello si supponeva essere il luogo di sosta della anime prima della nascita o dopo la morte [Barnhart]; se così, sarebbe dal Proto-Germanico *saiwaz (vedi sea). Klein lo spiega come "dal lago", come dimora delle anime nell'antica Europa del Nord.
Significante "spirito di una persona deceduta" è attestato nell'Inglese Antico dal 971. Come sinonimo di "persona, individuo, essere umano" (come in every living soul ["Ogni anima viva" - NdT]) è datato dai primi anni del XIV Sec. Soul-searching ["riCerca dell'anima" o "cercare l'anima", ndt] (Sost.) è attestato dal 1871, dalla frase utilizzata come aggettivo participio presente (1610). Distinguere soul [anima, NdT] da spirit [-o, ndt] è una questione che è meglio lasciare ai teologi."
Dovremmo dare retta al nostro istinto, per riConoscere l'affinità tra il termine SOUL
/səʊl/
/soʊl/
Inglese e il Sol Latino, che oltre ad essere il nome del Grande Luminare -e dio- è anche una nota musicale?
Prediamo il mare Inglese -sea- e lo uniamo all'anima -soul- e otteniamo così seal - il sigillo- con cui concludo il post di oggi.... Ma certo, non va dimenticato che sea-L è anche l'abitante del mare (sea):
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