Il linguaggio che parliamo influenza il modo in cui pensiamo? Questa è la domanda dietro la famosa ipotesi della relatività linguistica, che la grammatica o il vocabolario di un linguaggio imponga a chi lo parla un particolare modo di pensare il mondo.
La forma più potente della ipotesi è che il linguaggio determini il pensiero.  Questa versione è stata dismessa dalla maggioranza degli studiosi. Una forma più debole oggi è ritenuta essere ovviamente vera, che se un linguaggio ha un lemma specifico nel vocabolario mentre un altro non lo ha, allora parlare di quel concetto può avvenire più frequentemente o più facilmente. Ad esempio, se qualcuno vi spiegasse, un anglofono, il significato del termine Tedesco Schadenfreude, potreste riconoscere il concetto, ma potreste non avere utilizzato il concetto tanto regolarmente come chi parla Tedesco.
Gli studiosi ora sono interessati a sapere se avere il lemma di un vocabolario come concetto influenzi il pensiero in ambiti lontani dal linguaggio, come la percezione visiva. Considerate il caso dei "blu Russi". Mentre l'Inglese ha una singola parola per il blu, il Russo ha due parole , goluboy per il blu chiaro e siniy per il blu scuro [è lo stesso per noi Italofoni, dove "azzurro" e "celeste" indicano il blu chiaro, mentre per "blu"si intende una tonalità scura; per gli anglosassoni non fa differenza, è tutto "blue", e in genere si usa l'aggettivo light -chiaro o luminoso-  per indicare l'azzurro/celeste --NdT]. Questi sono considerati termini di "livello basico", come verde e viola, da che nessun aggettivo è necessario per distinguerli. Lera Boroditsky e i suoi colleghi hanno mostrate due tonalità di blu sullo schermo di un computer e hanno chiesto ai Russi di determinare, il più in fretta possibile, se i due colori blu erano differenti l'uno dall'altro o se erano lo stesso. Le distinzioni più rapide si sono avute quanto i colori mostrati erano goluboy e  siniy, piuttosto che due tonalità di goluboy o due tonalità di siniy. Il vantaggio nel tempo di reazione per la distinzione lessicale dei colori blu era maggiore quando le tonalità di blu erano percettivamente simili.
Per determinare se le parole erano automaticamente (e forse inconsciamente) attivate, i ricercatori hanno aggiunto il seguente stratagemma: hanno chiesto ai particepanti Russi di eseguire un compito verbale mentre nel contempo facevano la loro discriminazione percettiva. Questa condizione eliminava il vantaggio nel tempo di reazione dei contrastanti goluboy e siniy. Invece un compito non-verbale (ma spaziale) poteva essere svolto contemporaneamente, mantenendo il vantaggio goluboy/siniy. Le varianti del duplice compito indicano che quello di discernere i colori era aiutato dall'attivazione silenziosa delle categorie verbali. Gli anglofoni sottoposti agli stessi compiti di discernimento non hanno mostrato alcun vantaggio nel test per blu chiaro e blu scuro [Anche se per l'autore -anglofono- dell'articolo non fa alcuna differenza, noi ci troveremmo probabilmente nelle stesse condizioni dei Russi, avendo termini ben distinti come "azzurro" e "blu" per indicare diverse tonalità dello stesso colore, NdT]
Recentemente i Blu Russi sono stati utilizzati ancora per comprendere come il linguaggio influenzi il pensiero. Nel journal Psychological Science,  Martin Maier e Rasha Abdel Rahman hanno svolta una ricerca per sapere se la distinzione dei colori "Blu Russi" potrebbe aiutare il cervello ad avere coscienza di uno stimolo che potrebbe altrimenti passare inosservato. Potrebbe la salienza aiutare un colore blu chiaro, o un colore blu scuro ad essere notato (cioè a penetrare nel pensiero cosciente) in una situazione in cui l'attenzione è sovraccarica e non tutti gli stimoli possono essere notati??
Il compito selezionato per questa ricerca è la "nittitazione attentiva" ["attentional blink" - ricorro al gergo medico perché il termine è più breve di "battito di ciglia" o "b. delle palpebre", ndt]. Questo è un paradigma sperimentale utilizzato frequentemente per testare se uno stimolo è avvertito coscientemente. Ai partecipanti all'esperimento è stato chiesto di osservare una sequenza di stimoli, mostrati ad alta velocità (normalmente almeno 10 al secondo), e di premere un bottone ogni volta che vedevano un certo oggetto. L'oggetto in questione poteva essere una lettera in una sequenza di numeri; o il bersaglio poteva essere, ad esempio, una parola emotiva in una sequenza di parole neutrali. I partecipanti sono molto bravi nel rilevare il primo bersaglio che vedono, ma se un secondo bersaglio segue immediatamente dopo  il primo, o dopo una pausa di 2 o 3 oggetti, il secondo bersaglio può essere mancato. E' come se il sistema attentivo del cervello "sbattesse le palpebre". Il motivo del bersaglio mancato può essere compreso intuitivamente: il cervello era impegnato nel processare il primo bersaglio e non aveva le risorse attentive necessarie per rilevare il secondo bersaglio.
Nei decenni successivi alla sua scoperta, la "nittitazione attentiva" è stata utilizzata in miriadi di modi per documentare quali stimoli avessero un vantaggio nel catturare l'attenzione. Per esempio, immaginate che vi si chieda di riconoscere dei nomi propri in un flusso di sostantivi mostrati rapidamente. Non manchereste il vostro nome proprio nemmeno se esso occorresse dopo un bersaglio primario.  Gli studiosi hanno concluso che la salienza del vostro nome lo protegge dalla nittitazione attentiva.La salienza del contrasto nel colore blu potrebbe, usando i Blu Russi, proteggere uno stimolo dalla nittitazione attentiva? Gli autori hanno sperimentato con dei triangoli colorati per sapere se fossero identificabili più facilmente quando i triangoli erano resi visivamente salienti posizionandoli su un colore contrastante. Ad esempio, un colore verde scuro su uno sfondo verde chiaro è più difficile da vedere di un colore verde scuro su uno sfondo blu scuro. Il verde sul blu è più facilmente visibile a causa del forte contrasto tra il blu scuro e il verde scuro dato dalla categorizzazione linguistica. Ma se i colori fossero goluboy e siniy? [Di nuovo, per noi vale "azzurro" contro "blu", NdT]
Per chi parla Russo, i contrastanti blu chiaro e scuro [o "azzurro" e "blu", NdT] dovrebbero essere tanto salienti quanto il contrasto fra il verde scuro e il blu scuro (stando sempre attenti a mantenere un'attinenza percettiva fra gli stimoli contrastanti comparabili).
Maier e Rahman hanno disegnati degli stimoli con forme geometriche poste su un cerchio azzurro ("blu chiaro" nell'Orig., NdT). Il compito dei partecipanti all'esperimento era di premere un bottone quando vedevano un semicerchio o un triangolo, ignorando stelle, quadri, e altre forme.
I distrattori erano forme grige piane su uno sfondo blu chiaro [o "azzurro", NdT]. Come si è notato i bersagli, che erano triangoli o semicerchi, erano colorati in modo che la loro distinzione visuale fosse precisamente variata. Il triangolo meno saliente era un triangolo verde chiaro su uno sfondo verde scuro.  Esso non era saliente poiché i due colori verdi sono nella stessa categoria linguistica. Uno stimolo altamente saliente era un triangolo verde (un verde chiaro o un verde scuro) su uno sfondo blu (sia blu chiaro che blu scuro), perché i colori erano in categorie linguistiche differenti. Un altro stimolo saliente per chi parlava Russo era un triangolo blu chiaro o scuro posto su un cerchio di un colore blu differente.
Il test della nittitazione attentiva conteneva una sequenza da 2 a 6 stimoli da ignorarsi (forme non-bersagli), quindi un semicerchio colorato (bersaglio 1) e quindi, dopo una sequenza da 3 a 7 oggetti, il secondo bersaglio, un triangolo. Alla pausa 3, quando il cervello dei partecipanti era impegnato a processare il bersaglio 1, quanto poteva essere difficile distinguere il triangolo verde?
I risultati supportano l'ipotesi che la distinzione linguistica dei Blu Russi aiuti gli stimoli a penetrare nella consapevolezza cosciente. Ovvero, i bersagli meno salienti, i triangoli verdi su sfondi verdi, erano i più mancati . Il bersaglio più facilmente riconosciuto era il contrasto tra blu e verde. Ma è importante il fatto che il contrasto fra goluboy (azzurro) e siniy (blu) era uno stimolo che catturava i centri dell'attenzione nel cervello più del contrasto fra verde chiaro e verde scuro.
E' interessante il fatto che questi risultati siano stati dimostrati anche in uno studio sugli ellenofoni, da che il Greco somiglia al Russo avendo oggetti lessicalmente separati per il blu chiaro e quello scuro. Il Tedesco è stato utilizzato come lingua 'di controllo' perché come l'Inglese ha una sola parola per il blu.  Per i germanofoni, le percentuali dei tests per il tasso di rilevamento tra blu e blu e verde/verde erano identici.
Cosa succede nel cervello durante questi compiti visuali? Gli autori hanno monitorati i potenziali evocati dello scalpo durante  i compiti di nittitazione attentiva. Quando i blu contrastanti  erano rilevati (ovvero la nittitazione era evitata) un potenziale correlato all' evento aveva luogo, il quale è noto accompagnare lo stadio primario del processo visivo. Questa firma neurale non era presente per gli stimoli verde chiaro / verde scuro, e ciò indica che il cervello processa il blu chiaro / blu scuro in modo differente, per chi parla una lingua  che pone delle distinzioni lessicali.
Lo studio attuale rappresenta un'evoluzione importante per documentare come le categorie linguistiche influenzino la percezione. Considerate come questo rinnovi l'originale studio dei Blu Russi, in cui gli osservatori premevano un bottone per indicare se due tonalità di blu erano la stessa o erano diverse. In quello studio, appariva probabile che gli osservatori etichettassero silenziosamente i colori in modo da prendere una decisione più velocemente. E' meno probabile che l'etichettatura fosse utilizzata durante i compiti di nittitazione attentiva, poiché non era necessario prestare attenzione ai colori e di fatto era irrilevante per il compito. Tutti ciò che gli osservatori dovevano fare era provare a rilevare un triangolo in una sequenza rapida di forme differenti. E' quindi una scoperta notevole che il contrasto incidentale di un triangolo blu [scuro] su uno sfondo  azzurro [blu chiaro] aiuti a spingere il triangolo nella coscienza consapevole [SIC- "conscious awareness", NdT].
Quali rive della interazione percettivo-linguistica rimangono da essere conquistate?  Le scoperte attuali indicano che la conoscenza linguistica può influenzare la percezione, contraddicendo la visione tradizionale per cui la percezione sarebbe processata indipendentemente  da altri aspetti della cognizione, compreso il linguaggio. L'esempio più noto è il caso delle illusioni visuali, le quali sono le più impervie da riconoscere sulla illusione. Hmm. Possiamo chiederci: i Blu Russi  potrebbero essere reclutati per l'alterazione di una illusione visuale che dipende dalle tonalità dei colori?"
(https://www.scientificamerican.com/article/our-language-affects-what-we-see/ - Trad. mia)

Per me i "blu Inglesi", così come i "blu Russi" per gli studiosi suddetti, da che hanno sempre rappresentato un enigma tanto nell'ambito delle traduzioni quanto in quello della grafica; il rendere un "blu" Inglese nella nostra lingua può essere tanto arduo quanto tradurre in immagine ciò che il committente anglofono si aspetta di vedere nel suo marchio di fabbrica, se non fornisce un codice esadecimale matematicaMente esatto. Come ho accennato per inciso prima, in Inglese il blue sta per il nostro blu così come per l'azzurro, o celeste. I problemi sorgono quando non viene specificato se il blu è "light" (che sta per luce, ma anche per luminoso, "chiaro" o "leggero") oppure "dark" (scuro); ho quindi una consapevolezza opposta della questione, che non è derivata dal mio interesse particolare in questa materia, ma dall'esperienza pratica in entrambi i campi, relativaMente problematica. 
Nel nostro Gioco-Di-Parole quotidiano non posso fare a meno di ricordare l'antico gioco "Strega comanda color..." quando nel nostro Mondo-Di-Parole virtuale (Qui e Ora), ovvero nel linguaggio proprio dell'InterNet che è l'HTML  si utilizza globalMente un codice esadecimale dei colori che è appunto "hexadecimal", abbreviato comunemente in HEX (come ad es. nella "hex triplet" che definisce un colore attraverso le percentuali RGB), e dove in Inglese Americano
"hex1
/hɛks/
NORD AMERICANO
Verbo
  1. 1.
    lanciare un sortilegio, stregare 

    "la stregò [hexed] con le sue dita"
sostantivo
  1. 1.
    sortilegio, maledizione.

    ... "