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domenica 7 aprile 2019

Post-parto

Ecco una buona domanda per cui può valere la pena di ricominciare a scrivere un altro post, dal gruppo Facebook Ancient Mysticism:


Trad.: "Se Dio per la vostra definizione è ogni cosa,
come potreste essere al di fuori di esso?
Dovete essere anche voi Dio; Dio dev'essere
anche voi. Dio sa che siete Dio.
Perché voi non sapete di essere Dio? -
Bashar."

Da questa domanda in avanti, le cose si complicano in(de)FinitaMente. Ma è bene farsela, almeno una volta. Notiamo che il testo originale si può tradurre anche al singolare, ovvero: "Perché tu non sai di essere Dio?" ma io ho scelta la forma letteraria canonica del plurale riservato a tutti i potenziali lettori, al "pubblico" cosiddetto. Adesso che ci si chiede perché non sappiamo di essere Dio, in quanto lettori, potremmo anche pretendere il pluralis majestatis da chi ci rivolge la parola... Non perché siamo Dio, ma perché ci chiediamo perché non sappiamo di esserlo. 


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Interazione social

ne ho già scritto più volte, ma approfitto del post di Mr. Jackson su Facebook


A.J.: "Ho una teoria e se l'ossigeno
in realtà è tossico e impiega proprio
70 anni circa a ucciderci"

J.D. "Nessuna teoria... L'ossigeno è tossico
e impiega qualche decennio a ucciderci...
Ma il "cibo" è anche più tossico di quello,
così possiamo accelerare il processo.. Per
questo siamo sempre affamati"

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*SNACK TIME!!*


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News da oltreoceano, ma pubblicate in Italiano su DolceVita Magazine:


da cui incollo:

"Il Farm bill firmato di recente dal presidente Trump, e cioè la legge americana che regola l’agricoltura, ha legalizzato la coltivazione e la commercializzazione di canapa e derivati anche a livello federale.
La canapa americana è quindi “libera” a tutti gli effetti, visto che la proibizione federale era l’ultima rimasta ed era un passaggio atteso da tutti gli esperti di settore.
In pratica il Farm Bill ha rimosso la canapa dal Controlled Substances Act, la tabella delle sostanze controllate a livello federale, consentendo la sua produzione commerciale negli Stati Uniti, purché le genetiche utilizzate non contengano più dello 0,3% di THC, il limite previsto dagli USA affinché venga considerata canapa ad uso agro-industriale e non sostanza stupefacente."
E' soltanto un'altra puntata della grande farsa proibizionista, quando la Pianta Sacra è ormai riConosciuta per la Pa/Na/C(e)a che di fatto è; è una decisione che riguarda soltanto il suo uso industriale, o non-farmaceutico, ma è un passo burocraticaMente significativo, e potrebbe avere qualche conseguenza positiva anche nel mondo reale...
Adesso negli USA la Canapa è "libera" ma la "marijuana" è ancora lungi dall'esserlo nella maggioranza degli states, ed è controllata da certa gente dove la legge ne consente il commercio.


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"Advaita Vedanta

Lo Advaita Vedānta è una delle versioni del Vedānta. Vedānta è il nominativo di una scuola di filosofia Indiana, benché in realtà essa sia un'etichetta per ogni ermeneutica che tenti di fornire una interpretazione coerente della filosofia delle Upaniṣad o, più formalmente, del riassunto canonico delle Upaniṣad, il Brahma Sūtra di Bādarāyaņa. Advaita è spesso tradotto come pensiero del “non-dualismo” benché letteralmente significhi “non-secondità.”  (“non-secondness.” nell'Origin., ndt). Malgrado Śaṅkara sia visto come il promotore dello Advaita Vedānta come una scuola distinta della filosofia Indiana, le origini di questa scuola precedono Śaṅkara. L'esistenza di una tradizione dell'Advaita è riconosciuta da Śaṅkara nei suoi commentari. I nomi dei maestri delle Upaniṣad come Yajñavalkya, Uddalaka, e Bādarāyaņa, autore del Brahma Sūtra, si potrebbero considerare quelli dei rappresentanti del pensiero primordiale dello Advaita. La filosofia essenziale dello Advaita è un monismo idealista, e si ritiene che sia presentato per la prima volta nelle Upaniṣad e consolidato nel Brahma Sūtra in questa tradizione. Secondo la metafisica Advaita, Brahman—il Dio definitivo, trascendente e immanente nei tardi Veda—appare come il mondo a causa della sua energia creativa (māyā). Il mondo non ha alcuna esistenza separata da Brahman. Il sé che ha una esperienza (jīva) e il sé trascendente dell' Universo (ātman) sono in realtà identici (entrambi sono Brahman), benché il sé individuale sembri differente come lo spazio all'interno di un contenitore sembra differente dallo spazio in quanto tale.
Queste dottrine cardinali sono rappresentate nel verso anonimo “brahma satyam jagan mithya; jīvo brahmaiva na aparah” (Brahman soltanto è Vero, e questo mondo di pluralità è un errore; il sé individuale non è differente da Brahman). La pluralità è esperita  a causa di un errore di giudizio (mithya) e dell'ignoranza (avidya). La conoscenza di Brahman elimina questi errori e causa la liberazione dal ciclo della trasmigrazione e il legame terreno.

Tavola dei Contenuti

  1. Storia dello Advaita Vedānta
  2. Metafisica e Filosofia
    1. Brahman, Jīva, īśvara, e Māyā
    2. Tre Piani dell' Esistenza
  3. Epistemologia
    1. Errori, Vera Conoscenza e Insegnamenti Pratici
  4. Riferimenti e Letture Consigliate
    1. Fonti primarie
    2. Fonti secondarie

1. Storia dello Advaita Vedānta

E' possibile che una tradizione dello Advaita esistesse nella prima parte del primo millennio E.V., come indicato dallo stesso Śaṅkara con il suo riferimento alla tradizione (sampradāya). Ma gli unici due nomi che potrebbero avere una certezza storica sono Gaudapāda e Govinda Bhagavadpāda, menzionati come maestro del maestro di Śaṅkara e quest'ultimo come maestro di Śaṅkara. La prima opera Advaitica completa è considerata essere il Mandukya Kārikā, un commentario sul Mandukya Upanṣad, firmato da Gaudapāda. Śaṅkara, come ritengono molti studiosi, visse nell'ottavo secolo. La sua vita, i suoi viaggi, e le sue opere, come si evince dai testi digvijaya sono di qualità quasi sovrumana. Benché visse soltanto per 32 anni, fra i risultati ottenuti da Śaṅkara sono compresi il viaggio dal sud al nord dell' India, la scrittura dei commentari delle dieci  Upaniṣad, del criptico Brahma Sūtra, del Bhagavad Gītā, e la scrittura di molti altri testi (malgrado quella di uno soltanto sia stata accertata), e la fondazione di quatto pīta, o centri di (Advaitica) eccellenza, con i allievi a capo. Si suppone che Śaṅkara avesse quattro (prominenti) allievi: Padmapāda, Sureśvara, Hastamalaka e Toṭaka. Padmapāda si dice essere il suo allievo più vecchio. Panchapadika, di Padmapāda, è un lucido commentario sul commentario di Śaṅkara sui primi versi del Brahma Sūtra. Si suppone che Sureśvara abbia scritto il Naiṣkarmya Siddhi, un trattato independente sull'Advaita. Mandana Miśra (ottavo secolo), uno dei primi aderenti della scuola  rivale di Bhatta Mīmāṃsa, è il responsabile di una versione dello Advaita incentrata sulla dottrina dello sphota, una teoria semantica sostenuta dal filosofo Indiano del linguaggio Bhartṛhari. Egli accetta anche con maggiore estensione l'importanza unita di conoscenza e attività come mezzi di liberazione,  mentre per la conoscenza per Śaṅkara è il solo e unico mezzo. Il Brahmasiddhi di Mandana Miśra è un'opera significativa, che segna anche una forma distinta dell' Advaita. Due sotto-scuole principali dello Advaita Vedānta sorsero sopo Śaṅkara: Bhamati e Vivarana. La scuola Bhamati deve il suo nome al commentario di Vacaspati Miśra (nono secolo) sul Brahma Sūtra Bhāṣya di Śaṅkara mentre la Scuola Vivarana porta il nome del commentario di Prakashatman (decimo secolo) sul Pancapadika di Padmapāda il quale a sua volta è un commentario sul commentario di Śaṅkara sul Brahma Sūtra. I nomi prominenti nella più tarda  tradizione Advaita sono Prakāsātman (decimo secolo), Vimuktātman (decimo secolo), Sarvajñātman (decimo secolo), Śrī Harṣa (dodicesimo secolo), Citsukha (dodicesimo secolo), ānandagiri (tredicesimo secolo), Amalānandā (tredicesimo secolo), Vidyāraņya (quattordicesimo secolo), Śaṅkarānandā (quattordicesimo secolo) Sadānandā (quindicesimo secolo), Prakāṣānanda (sedicesimo secolo ), Nṛsiṁhāśrama (), Madhusūdhana Sarasvati (sedicesimo secolo), Dharmarāja Advarindra (sedicesimo secolo), Appaya Dīkśita (diciassettesimo secolo), Sadaśiva Brahmendra (diciottesimo secolo), Candraśekhara Bhārati (ventesimo secolo), e Sacchidānandendra Saraswati (ventesimo secolo). Il Vivarana, che è un commentario sul Panchapadika di Padmapāda scritto da Vacaspati Mshra è una pietra miliare nella tradizione . Il Khandanakhandakhadya di Śrī Harṣa, il Tattvapradipika di Citsukha, il Pañcadasi di Vidyāraņya, il Vedāntasāra di Sadānandā, lo Advaitasiddhi di Madhusadana Sarasvati, e il Vedāntaparibhasa di Dharmarāja Advarindra sono alcune delle pietre miliari che rappresentano la tarda tradizione Advaita. In tutto il diciottesimo e fino al ventesimo secolo, sono esistiti molti santi e filosofi la cui tradizione è radicata principalmente o largamente nella filosofia Advaita. Prominenti fra i santi  sono Bhagavan Ramana Maharśi, Swami Vivekananda, Swami Tapovanam, Swami Chinmayānandā, e Swami Bodhānandā. Tra i filosofi, KC Bhattacharya e TMP Mahadevan hanno contribuito moltissimo alla tradizione.

2. Metafisica e Filosofia

La filosofia  Advaita classica di Śaṅkara riconosce una unità nella molteplicità, la identità dell'individuo nella pura coscenza [e/o consapevolezza, ndt] e il mondo materiale come privo di esistenza al di fuori di Brahman. I concetti metafisici principali nella tradizione dello Advaita Vedānta , come māyāmithya (errore di giudizio), vivarta (illusione/gorgo), sono stati soggetti di una quantità di interpretazioni. In alcune interpretazioni, lo Advaita Vedānta appare come una filosofia nichilista che denuncia la materia del mondo terreno.

a. Brahman, Jīvaīśvara, e Māyā

Per lo Advaita Vedānta classico, Brahman è la realtà fondamentale che soggiace tutti gli oggetti e le esperienze. Brahman è spiegato come pura esistenza, pura coscienza (Idem come sopra, ndt) e pura gioia. Tutte le forme d'esistenza presuppongono un sé cosciente. Brahman o pura conoscenza (/coscienza, ndt) soggiace al sé cosciente. La coscienza secondo la Scuola Advaita, a differenza della posizione sostenuta da altre scuole Vedānta, non è una proprietà di Brahman ma la sua stessa natura. Brahman è anche uno senza un secondo, che pervade tutto ed è consapevolezza immediata [qualità affini a quelle del concetto filosofico  Classico del nous, ndt]. Questo Brahman assoluto è noto come nirguņa Brahman, o Brahman “senza qualità,” ma è semplicemente chiamato “Brahman.” Questo Brahman è da sempre conosciuto da sé stesso e costituisce la realtà in tutti i sé individuali, mentre l'apparenza della nostra individualità empirica è accreditata ad avidya (ignoranza) e a māyā (illusione). 
Brahman quindi non si può conoscere come oggetto individuale distinto dal sé individuale. Tuttavia, si può esperire indirettamente nel mondo naturale dell'esperienza come un Dio personale, noto come saguņa Brahman, o Brahman con delle qualità. Viene normalmente chiamato īśvara (il Signore). L'apparizione della pluralità sorge da uno stato naturale di confusione o ignoranza (avidya), connaturato nella maggioranza delle entità biologiche. 
Dato questo stato naturale di ignoranza, l'Advaita provvisoriamente accetta la realtà empirica dei sé individuali, le idee mentali e gli oggetti fisici come una costruzione cognitiva di questo naturale stato di ignoranza. Ma dal punto di vista assoluto, nessuno di essi ha una esistenza indipendente ma hanno fondamento nel Brahman. Dal punto di vista di questa realità fondamentale, le menti individuali così come gli oggetti fisici sono apparenze e non possiedono una realtà permanente. Il Brahman appare come gli oggetti molteplici (e/o multiformi, "manifold", ndt) dell'esperienza a causa del suo potere creativo, māyāMāyā è ciò che sembra essere reale al momento dell'esperienza ma che non ha una esistenza definitiva. Essa dipende dalla pura coscienza (e/o consapevolezza, sempre "consciousness",  distinto da "conscience" ndt). Brahman appare come il mondo multiforme senza attraversare un cambiamento o una modificazione intrinseca. In nessun momento Brahman diventa il mondo. Il mondo non è che avivarta, una sovrapposizione su Brahman. Il mondo non è né totalmente reale né totalmente irreale. Non è totalmente irreale da che viene esperito. Non è totalmente reale da che è assimilato nella conoscenza di Brahman. Esistono molti esempi per illustrare la relazione fra l'esistenza del mondo e Brahman. I due esempi più famosi sono quelli dello spazio in un vaso opposto allo spazio nell'intero cosmo (non differenziati nella realtà, benché siano arbitrariamente separati dalle contingenze del vaso proprio come il mondo in relazione a Brahman), e il sé opposto al riflesso del sé (dove il riflesso non ha una esistenza sostanziale al di fuori del sé così come gli oggetti del mondo dipendono dal Brahman per la loro sostanzialità). L'esistenza di un jīva  individuato e del mondo sono privi di un inizio. Non possiamo dire quando essi iniziarono, quale sia la causa primaria. Ma entrambi hanno una fine, che è la conoscenza di Brahman. Secondo il classico Advaita Vedānta, l'esistenza del mondo empirico non può essere concepita senza un creatore che sia onnisciente e onnipotente. La creazione, il mantenimento, e la dissoluzione del mondo sono supervisionati da īśvaraīśvara è la manifestazione più pura di Brahman. Brahman con il potere creativo di māyā è īśvaraMāyā ha entrambi gli aspetti individuale (vyaśti) e cosmico (samaśti). L'aspetto cosmico appartiene ad uno īśvara, e l'aspetto individuale, avidya, appartiene a molti jīvas. Ma la differenza è che thatīśvara non è controllato da māyā, mentre jīva è soverchiato da avidyaMāyā è responsabile della creazione del mondo (lo ricordo ancora, in Inglese "world" -- dove "word" è "parola", ndt).  Avidya è responsabile della confusione tra la distinta esistenza del sé e del non-sé. Con questo suo confondere, avidya nasconde Brahman e costruisce il mondo. Di conseguenza jīva funziona come datore (karta) e il recipiente [nell'Or. enjoyer, "che gode di", ndt] (bhokta) di un mondo limitato. La visione classica può contrastare con due sotto-scuole dell'Advaita Vedānta che sorsero dopo Śaṅkara: i Bhamatiand Vivarana. La differenza primaria fra queste due sotto-scuole è basata sulle differenti interpretazioni di avidya e māyā. Śaṅkara descrisse avidya come privo di essere. Egli considerava che il cercare l'origine di avidya stessa fosse un processo fondato sull'avidya e quindi fosse infruttuoso. Ma i discepoli di Śaṅkara prestarono maggiore attenzione a questo concetto, e quindi originarono le due sotto-scuole. La Scuola Bhamati deve il suo nome al commentario di Vacaspati Miśra (nono secolo) sul Brahma Sūtra Bhāṣya di  Śaṅkara mentre la scuolaVivarana porta il nome del commentario di  Prakāṣātman (decimo secolo) sul Pañcapadika di Padmapāda, il quale a sua volta è un commentario del Brahma Sūtra Bhāṣya di Śaṅkara.  La questione principale che dintingue la scuola Bhamati e la Vivarana è la loro posizione sulla natura e la locazione di avidya. Secondo la Scuola Bhamati, il jīva è il luogo e l'oggetto di avidya. Secondo la Scuola the Vivarana, Brahman è il luogo di avidya. La Scuola Bhamati sostiene che Brahman non può mai essere il luogo di avidya ma è il suo controllore come īśvara. Gli attributi di jīvatula-avidya, o l'ignoranza  individuale ha due funzioni – velare Brahman, e proiettare (vikṣepa) un mondo separato. Il mula-avidya (“radice dell'ignoranza”) è l' ignoranza universale che è equivalente a Māyā, ed è controllata da īśvara. La Scuola Vivarana sostiene che dal momento che soltanto Brahman esiste, Brahman è il luogo e l'oggetto di avidya. Con l'aiuto di discussioni epistemologiche la non-realità della dualità fra Brahman e il mondo è stabilita. La Scuola Vivarana risponde alla domanda riguardo l'esistenza di Brahman sia “pura coscienza” e “ignoranza universale” affermando una cognizione valida  (prama) presume avidya, nel mondo di tutti i giorni, mentre la pura coscienza è la natura essenziale di Brahman.

b. Tre Piani dell'Esistenza

Esistono tre piani dell'esistenza secondo il classico Advaita Vedānta: il piano della esistenza assoluta (paramarthika satta), il piano dell' esistenza mondana (vyavaharika satta) che comprende questo mondo e il mondo celestiale, e il piano della esistenza illusoria (esistenza pratibhāsika). Gli ultimi due piani dell'esistenza sono una funzione di māyā e sono quindi illusori in qualche grado. Una esistenza pratibhāsika, come gli oggetti che si presentano in un miraggio, è meno reale di una esistenza mondana. La sua corrispondente irrealtà è, tuttavia, differente da quella che caratterizza l'assolutamente non-esistente o l'impossibile, come il cielo-loto (un loto che cresce in cielo) o il figlio di una donna sterile. L'esistenza indipendente di un miraggio e del mondo, entrambi i quali sono dovuti a certe condizioni causali, cessa una volta che la condizione causale cambia. La condizione causale è avidya, o l'ignoranza. L' esistenza indipendente  e l' esperienza del mondo cessano di esistere quando si ottiene la conoscenza di Brahman. La natura della conoscenza di Brahman è che “Io sono pura coscienza.” La auto -ignoranza di jīva (sé individuato) che “Io sono limitato” è sostituita dalla conoscenza Brahmanica che “Io sono ogni cosa,” accompagnata da una re-identificazione del sé con il Brahman transcendentale. Il conoscitore di Brahman vede la sola realtà non-plurale in ogni cosa [questo richiama il concetto del Satori buddhista, ndt]. Egli o ella non concede più una realtà assoluta alla esistenza indipendente e limitata del mondo, ma esperisce il mondo come una espressione creativa della pura coscienza. Gli stati di veglia (jāgrat), sogno (svapna) e sonno profondo (susupti) puntano tutti al quarto stato senza nome di turiya, pura coscienza, che si deve realizzare come il vero sé. La pura coscienza non è soltanto pura esistenza ma è anche la gioia definitiva che si esperisce parzialmente durante il sonno profondo. Quindi ci svegliamo rinfrescati. 

3. Epistemologia

La tradizione Advaita offre tre prove minori di verità: corrispondenza, coerenza, ed efficacia pratica. Queste sono seguite da una quarta prova di verità: la nonsublatabilità epistemica (abādhyatvam orbādhaṛāhityam). Secondo il Vedānta Paribhāṣa (un testo classico dell'Advaita Vedānta) “la conoscenza valida è quella il cui oggetto è qualcosa di non assimilato (o sottomesso, "nonsublated", ndt). La non-sottomissione (o non assimiliazione, ancora "nonsublatablity", ndt) è considerata come il criterio definitivo per una conoscenza valida. Il test maggiore della nonsublatabilità epistemica ispira un ulteriore costrizione: la fondazionalità (anadhigatatvam, lett. “di ciò che non si conosceva dapprima”).
Quest'ultimo criterio di verità è lo standard più alto in cui falliscono quasi tutte le affermazioni della conoscenza, e quindi è lo standard della conoscenza assoluta, o inqualificata, mentre i primi criteri sono  riconducibili alle affermazioni di una conoscenza terrena, mondana. Secondo lo Advaita Vedānta, un giudizio è vero se permane non-sottomesso (o non-assimilato, ndt). L'esempio comunemente usato che illustra la nonsublatabilità epistemica  è la corda che sembra un serpente a distanza (un esempio comune della filosofia Indiana). Il credere di vedere un serpente in questa circostanza è erroneo secondo lo Advaita Vedānta perché la credenza del serpente (e la presentazione visuale di un serpente) è sottomessa/assimilata nel giudizio che ciò che uno vede realmente è una corda. Soltanto delle cognizioni sbagliate possono essere sottomesse/assimilate. La condizione della fondazionalità [foundationality nell'Or., ndt]  squalifica la memoria come mezzo di conoscenza. La memoria è  il ricordo di qualcosa di già noto ed è quindi derivabile e non fondazionale. Soltanto la genuina conoscenza del Sé, secondo lo Advaita Vedānta, passa il test della fondazionalità: nasce dalla conoscenza immediata (aparokṣa jñāna) e non dalla memoria (smṛti). Sei metodi naturali di apprendimento sono accettati come mezzi di conoscenza (pramāṅa) validi  dall' Advaita Vedānta: percezione (pratyakṣa), inferenza (anumāna), testimonianza verbale (śabda), comparazione (upamana), postulazione (arthapatti) e non-apprendimento (anupalabdhi). Le pramāṅas non si contraddicono l'una con l'altra e ognuna di esse presenta un tipo distinto di conoscenza. La conoscenza nonfondazionale di Brahman non si può ottenere con alcun mezzo se non con lo Śruti, che è il testo rivelato soprannaturalmente nella forma dei Veda (dei quali le Upaniṣad formano la porzione più filosofica). L' inferenza e gli altri mezzi della conoscenza da soli non possono rivelare  in modo determinato la verità di Brahman. Comunque, gli Advaitini riconoscono che oltre allo Śruti, è necessario lo yukti (ragione) e anubhava (esperienza personale) per attualizzare la conoscenza di Brahman.    Mokṣa (la liberazione), che consiste della cessazione del ciclo di vita e morte, governato dal karma del sé individuale, è il risultato della conoscenza di Brahman. Da che Brahman è identico al Sé universale, e questo Sé è sempre auto-cosciente, sembrerebbe che la conoscenza di Brahman sia la auto-conoscenza, e che questa auto-conoscenza sia sempre presente. Se è così, sembra che l'ignoranza sia impossibile. Inoltre, nello adhyāsabhāṣya (il suo preambolo al commentario sul Brahma Sūtra) Śaṅkara dice che la pura soggettività—il Sé o Brahman—non può mai divenire l'oggetto della conoscenza, così come l'oggetto non può mai essere il soggetto. Questo suggerirebbe che la Auto-conoscenza da raggiungere per poter ottenere la liberazione sia impossibile. La risposta di Śaṅkara a questo problema è di considerare la conoscenza di Brahman che è necessaria alla liberazione, derivata dalle scritture, come distinta dalla Auto-coscienza di Brahman, che invece è una conoscenza pratica che rimuove l'ignoranza, la quale è un ostacolo alla luminanza della auto-coscienza sempre presente di Brahman che passa il test della fondazionalità. L'ignoranza, a sua volta, non è una qualità del Sé ultimo assestante, ma una qualità del sé individuale che è definitivamente irreale.
Quattro fattori sono coinvolti nella percezione esterna: l'oggetto fisico, l'organo di senso, la mente (antaḥkarana) e il sé cognitivo (pramata). Il solo sé cognitivo è auto-luminoso e il resto dei tre fattori  non sono auto-luminosi essendo privi di coscienza. E' la mente e gli organi di senso che connettono il sé cognitivo all'oggetto. Il sé solo è il conoscitore e il resto è conoscibile come gli oggetti della conoscenza. Allo stesso tempo l'esistenza della mente è indubitabile. E' la mente che aiuta a distinguere tra le varie percezioni. E' a causa della natura auto-luminosa (svata-prakāṣa) della pura coscienza che il soggetto conosce e gli oggetti sono conosciuti. Nel suo commentario alla Taittirīya Upaniṣad, Śaṅkara dice che “la coscienza è la stessa natura del Sé ed è inseparabile da Esso.” Il sé cognitivo, l'oggetto conosciuto, l'oggetto-conoscenza, e i mezzi validi della conoscenza (pramāṅa) sono essenzialmente le manifestazioni di una sola pura coscienza.

a. Errore, Vera Conoscenza e Insegnamenti Pratici

Śaṅkara utilizza adhyāsa per indicare l'illusione – gli oggetti illusori della percezione così come la percezione illusoria. Due altri termini utilizzati per denotare lo stesso sono adhyāropa (sovrapposizione) e avabhāsa (apparenza). Secondo Śaṅkara il caso della illusione coinvolge sia la sovrapposizione che l'apparenza. Adhyāsa, come egli dice nel suo preambolo al Brahma Sūtra, è l'apprendimento di qualcosa come qualcos'altro con due tipi di confusione come l'oggetto  e le sue proprietà. Il concetto della illusione, nello Advaita Vedānta, è significativo perché conduce alla teoria di un “sostrato reale.” L'oggetto illusorio, come l'oggetto reale, ha un luogo definito. Secondo Śaṅkara, lo adhyāsais non è possibile senza un sostrato. Padmapāda dice nel Pañcapadika che adhyāsa senza un sostrato non è mai stato esperito ed è inconcepibile. Vacaspati afferma che non può esserci un caso di illusione dove il sostrato è pienamente appreso o non è appreso affatto.  La teoria Advaita dell' errore (nota come anirvacanīya khyāti, o l'apprendimento dell' indefinibile) sostiene che la percezione dell'oggetto illusorio è un prodotto dell' ignoranza sopra il sostrato. Śaṅkara caratterizza l' illusione in due modi nel suo commentario sul Brahma Sūtra. Il primo è una apparenza di qualcosa precedentemente esperita—come la memoria—in qualcos'altro (smṛtirupaḥ paratra pūrva dṛṣṭaḥ avabhāsah). Il secondo è una caratterizazione minimalista—l'apparenza di una cosa con le proprietà di un'altra  (anyasya anyadharma avabhāsatam.) Śaṅkara dedica la sua introduzione al suo commentario al Brahma Sūtra, all'idea di adhyāsa come esempio di percezione illusoria relativa sia all'esperienza quotidiana che alle entità transcendenti. Questa introduzione, chiamata adhyāsa bhāṣya (commentario sulla illusione) presenta una posizione realistica e una metafisica apparentemente dualistica: “Da che è un fatto accertato che l'oggetto e il soggetto che si presentano come yusmad—‘tu’ /l'altro, e asmad—‘me’ sono per loro stessa natura contraddittori, e le loro qualità sono pure contraddittorie, come luce e buio esse non possono essere identiche. ” La pluralità e l' illusione, su questa premessa, sono costrutti dalla sovrapposizione cognitiva della categoria di oggetti sulla pura soggettività. Mentre due categorie concettuali sono sovrapposte per creare gli oggetti della illusione, la visione dello Adavita Vedānta è che l'unico modo possibile per descrivere l'oggetto dell'illusione sia con l'aiuto di una caratteristica, oltre che quelle di non-esistenza ed esistenza, che è definita come “indeterminata” (anirvacaniya) la quale è connessa in qualche modo anche alle due solite possibilità di esistenza e non-esistenza. L'oggetto della illusione non può essere logicamente definito come reale o irreale. L'errore è l'apprendimento dell'indefinibile. E' a causa della sua “trasferenza illegittima” delle qualità di un ordine su un altro. L'illusione percettiva forma il ponte fra la soteriologia dell'Advaita, da un lato, e la sua teoria dell'esperienza, dall'altro. La relazione tra l'esperienza della liberazione in questa vita (mukti) e dell'esperienza quotidiana è vista come analoga alla relazione tra il veridico e illusorio senso della percezione. Śaṅkara formula una teoria della conoscenza in accordo con le sue visioni soteriologiche. L'interesse di Śaṅkara quindi non è di costruire una teoria dell'errore e lasciarla a sé ma di connetterla alla sua teoria della realtà definitiva dell'Auto-Coscienza (o Coscienza di sé, o Consapevolezza di sé, ndt) la quale è l'unico stato che può essere vero secondo i suoi criteri gemelli della verità (non-assimilabilità e fondazionalità). La caratteristica di indeterminazione che qualifica gli oggetti della illusione è quella che non è né veramente reale né irreale ma appare come un locus reale (lascio qui il termine latino utilizzato dall'autore e tradotto altrove come "luogo" o "posizione", etc., ndt)
Esso serve come netto contrasto al fine soteriologico del Sé, il quale è veramente vero e determinato. Sulle basi di questa teoria della conoscenza, Śaṅkara delucida la quadrupla pratica (mentale e fisica) o qualificazioni—sādana catuṣṭaya—per aiutare nel raggiungimento della liberazione: (i) la discriminazione (viveka) tra il permanente (nitya) e l'impermanente (anitya) oggetto dell'esperienza; (ii) distacco dal godimento dei frutti delle azioni qui e nei cieli (o anche "paradiso" = heaven, ndt) ; (iii) raggiungimento dei mezzi disciplinari come calma, controllo mentale, etc.; (iv) brama (ahimé, non ho un altro sinonimo adeguato, ndt =) di liberazione. Nel suo commentario al Brahma Sūtra, Śaṅkara dice che l'indagine di Brahman può iniziare soltanto dopo avere acquisita questa quadrupla qualificazione. Il concetto di liberazione (mokṣa) nello Advaita viene fornito in termini di Brahman. I percorsi verso la liberazione sono definiti dalla rimozione dell'auto-ignoranza che si ottiene con la rimozione del mithyajñāna (affermazioni erronee di conoscenza). 
Questo è catturato nella formula di un Advaitino: “[Egli] non rinasce mai più se sa di essere l'unico in tutti gli esseri come l'etere e che tutti gli esseri sono il lui” (Upadesa Sahasri XVII.69). Molti pensatori nella storia della filosofia Indiana hanno sostenuto esistere un nesso importante fra azione e liberazione. In contrasto, Śaṅkara rifiuta la teoria dello jñāna-karma-samuccaya, la combinazione di karma (doveri Vedici) e la conoscenza di Brahman che portano alla liberazione. La conoscenza di Brahman sola è la strada per la liberazione secondo Śaṅkara. Il ruolo dell'azione (karma) è di purificare la mente (antaḥkaranasuddhi) e renderla libera da piacere e dispiacere (raga dveṣavimuktaḥ). Tale mente sarebbe strumentale per la conoscenza di Brahman.

4. Riferimenti e Ulteriori Letture 

a. Fonti Primarie

  • Alladi Mahadeva Sastri (Trans.). The Bhagavad Gita with the commentary of Śrī Śaṅkara. Madras: Samata Books, 1981.
  • Madhusudana, Saraswati. Gudartha Dipika. Trans. Sisirkumar Gupta. Delhi: Motilal Banarsidass Pubs., 1977.
  • Brahma Sūtra Śaṅkara Bhāṣya: 3.3.54. Found in, V.H. Date, Vedānta Explained: Śaṅkara’s Commentary on the Brahma-Sūtra, vols. 1 and 2 (Bombay: Book Seller’s Publishing Com., 1954).
  • Date, V. H. Vedānta Explained: Śaṅkara’s commentary on the Brahma Sūtra. Vol. I. Bombay: Book Seller’s Publishing Company, 1954.
  • Taittiriya Upaniṣad Śaṅkara Bhāṣya: 2.10. Found in Karl H. Potter, Gen. Ed. Encyclopedia of Indian Philosophies, Vol. III. 1st Ind. ed. Delhi: Motilal Banarsidass Publishers, 1981.
  • Upadesa Sahasri of Śaṅkaracharya, Trans. Swami Jagadananda. Mylapore: Śrī Ramkrishna Math, 1941.
  • Dṛg-dṛṣya Viveka of Śaṅkara. Trans. Swami Nikhilananda. 6th ed. Mysore: Śrī Ramakrishna Ashrama, 1976.

b. Fonti  Secondarie

  • Potter, Karl H. Advaita Vedānta up to Śaṅkara and his Pupils. Vol. III of Encyclopedia of Indian Philosophies. Delhi: Motilal Banarsidass, 1981.
  • Mahadevan, T M P. Śaṅkara. New Delhi: National Book Trust, 1968.
  • Mahadevan, T M P. Superimposition in Advaita Vedānta. New Delhi: Sterling Publishers Pvt. Ltd., 1985.
  • Satprakashananda, Swami. Methods of Knowledge According to Advaita Vedānta. Calcutta: Advaita Ashrama, 1974.
  • Dasgupta, Surendranath. A History of Indian Philosophy. Vol. I. Delhi: Motilal Banarsidass, 1975.
  • Radhakrishnan, S. Indian Philosophy. Vol. II. Delhi: Oxford University Press, 1940.
  • Rangacarya, M. (Trans.). The Sarva Siddhānta-Saṅgraha of Śaṅkara. New Delhi: Ajay Book Service, 1983.

Informazioni sull'Autore

Sangeetha Menon
Email: prajnana@yahoo.com
National Institute of Advanced Studies
Indian Institute of Science Campus, Bangalore
India
"
(https://www.iep.utm.edu/adv-veda/ - Trad. ed enfasi mie)


Quello che ho da aggiungere a caldo, è che una conoscenza "logica" delle cose è soltanto il mezzo per ottenere una "vera conoscenza" che ho già denominata prima e spesso "riconoscimento", e di cui abbiamo un accenno nel testo qui sopra; traducendolo, ho appreso molto più profondaMente che non leggendo questo articolo, dovendo cioè trovare un significato pratico, universalmente comprensibile, scegliendo le parole in Italiano più funzionali allo scopo di esprimere dei concetti tanto vasti e "alti" da risultare spesso inafferrabili; la mia opera di traduzione quindi è risultata più utile che non la mia lettura del testo in originale, dove pure a Mr. Menon sono state necessarie delle parole inventate, come la nonsublatabilità epistemica, nella definizione di concetti affatto alieni alla logosfera Occidentale. Spero che la mia impresa possa risultare altrettanto utile al lettore, e se non lo fosse posso consigliare di tradurre il testo in una qualunque altra lingua, per verificare o smentire la mia affermazione.
Il pensiero "logico" è necessario innanzitutto per comprendere i suoi propri limiti, e a grandi linee posso dire che la grande maggioranza delle cose di questo mondo sono essenzialMente incomprensibili per la "mente scientifica", almeno quanto sono suggestive (ergo, significative) per quella artistica (/creativa).
I vantaggi dell'una e dell'altra visione sono completamente relativi al singolo individuo.

Il mio riassunto di quanto ho scritto qui sopra è: "Soltanto quello che sentiamo è vero", e per quanto le frequenze invisibili ma inarrestabili del suono ci diano un'idea molto convincente di questo concetto, così come le radiazioni luminose, e ogni altro oggetto sensibile, relativaMente, si parla sempre di un sentire trascendente, che elude ogni percezione sensoriale; è un sentire molto Italico. (dal "Lat. sentire •sec. XIII." - Google)

Non sappiamo di essere "dio", ma possiamo chiederci perché non lo sappiamo; e una volta che ci siamo posti la domanda, possiamo solo chiederla a chiunque "altro" abbia la volontà di cercare una qualunque risposta per sé, perché per nessun "altro" sarebbe valida. Questo è un principio abitualmente trascurato, se non calpestato dai sistemi religiosi Occidentali.
E' un entimema fondamentale della dottrina misterica; che (lo) "io" non esiste, non esisti "tu", ma soltanto il "sé", che è la canonica Terza Persona letteraria e lo "spirito santo" dei cristiani. Quando sono in grado di vedere "me" come (parte del) "sé", ho raggiunto un punto di osservazione migliore; e a questo almeno sono arrivato. 

L'oggetto dell'illusione non può essere riconosciuto in quanto tale in uno stato illusorio, dominato da māyā avidyā; come si può discernere allora la realtà non-illusoria del "vero sé", distinto dal sé e dallo "io"? La mia risposta al dilemma è una sola, e si chiama "meditazione"; non è una risposta universale ma indiviDuale, e questa è la cattiva notizia. Quella buona è che tutti -ognuno a modo suo- possono ottenerla. Nel corso del "tempo".
Per questo, soprattutto, ammiro Mr. David Lynch, che grazie alla sua fama e ai suoi mezzi ha potuto diffondere il messaggio più fondaMentale per la vera conoscenza, ovvero per ciò che siamo in grado di (ri)conoscere della "divinità" Qui e Ora, dentro di noi; non esiste altro mezzo che la meditazione, qualcosa che si può insegnare e apprendere come un dogma religioso, ma per la quale è necessaria la volontà del praticante, e non la sua cieca obbedienza. Questo, mi pare, è un grande passo avanti rispetto allo standard religioso cattolico.

In merito alla avidyā su Wiki Eng si legge alla voce seguente, da me tradotta:

"Nell' Advaita Vedanta


Adi Shankara dice nella sua Introduzione al suo commentario sul Brahma Sutras, "A causa di una assenza di discriminazione, prosegue il comportamento naturale umano nella forma di 'Io sono questo ' o 'Questo è mio'; questo è avidya. E' una sovrapposizione degli attributi di una cosa su un'altra. Il discernimento della natura della reale entità separando la cosa sovrapposta ad essa è vidya (conoscenza, illuminazione)". Nella filosofia di Shankara avidya non si può categorizzare né come 'assolutamente esistente' né come 'assolutamente non-esistente'. L' effetto di avidya è di sopprimere la reale natura delle cose e di presentare qualcos'altro al suo posto.In effetti non è differente da Maya (pronunciato Māyā) o l'illusione. Avidya è correlata al sé individuale (Ātman), mentre Maya è congiunta al sé cosmico (Brahman). In entrambi i casi essa connota il principio della differenziazione di una realtà esperita nel soggetto ('io') e un oggetto, come è implicito nel pensiero umano. Avidya significa quella illusione che spezza l' unità originale  (V. nondualità) di ciò che è reale e lo presenta  come soggetto e oggetto e come il facente e il risultato del fatto. Ciò che tiene l'umanità prigioniera del Samsara è questa avidya. Questa ignoranza,"l' ignoranza che vela il nostro vero sé e la verità del mondo",[12] non è mancanza di erudizione; è l'ignoranza della natura dell' 'Essere' (Sat). E' una limitazione che è naturale negli apparati sensori o intellettuali umani. Ciò è responsabile di tutta la miseria dell' umanità. Lo Advaita Vedanta sostiene che la sua eradicazione dovrebbe essere il solo fine dell'umanità e che automaticamente significa la realizzazione del Sé (Ātman)."
La natura frattale di questo "mondo" è patente in ogni forma "naturale"; ne consegue che il ritorno alla unità, cioè allo Uno chiamato "Brahman" da qualcuno e/o "dio" da altri (io lo chiamo Uno, che è matematicaMente esatto) risulti nella "distruzione" di questo "mondo", che è in effetti un mondo di forme, di apparenza o "illusione" (māyā); la "illusione" è ciò che vive la maggioranza della gente, Qui e Ora. Ma a causa della ignoranza (avidyā) più essenziale, l'ignoranza di sé, nessuno - o quasi- se ne preoccupa.
E così la ruota del Saṃsāra continua a girare... E le cavie umane continuano a correrci dentro.


...



Non posso nascondere la mia meraviglia nello scoprire dei fiori di Clivia miniata (grazie, Google Images) nella vetrina di un locale completamente vuoto nei sobborghi cittadini:


e per la gioia degli occhi del mio lettore, incollo qualche scatto stagionale recente:


(Muscari armeniacum - Grazie ancora a Google Images)

(della famiglia degli Asparagi!)


la Grande Quercia (Roverella) riprende vita dopo l'inferno... cioè, inverno


un inatteso boschetto fiorito di bianco in un angolo della città mai visitato prima



...

Sul fronte nefoLogico, ultimamente mi interessa in particolare il rapporto fra le misteriose formazioni nuvolose e il Sole; dopo tanti anni passati colla testa fra le nuvole, sono ormai convinto che questo rapporto esista, e che sia anzi determinante nelle condizioni meteorologiche locali. 
Di cosa consista, però, lo ignoro, e posso soltanto dedurre che sia fondato su una interazione chimica e/o elettromagnetica



Mi sembra particolarMente notevole questa immagine di ieri:


dove è visibile un lungo "tubo" scuro con un cerchio in cima, che sembra discendere direttamente dal sole; le nostre nozioni -seppure limitate- sulla reale cosmologia terrestre ci permettono di concepire un rapporto tra queste formazioni eteree e il Grande Luminare Celeste ben più stretto di quanto sia possibile immaginare nell'universo delle Grandi Palle dipinto dalla scienza astroNoMica.
Con una stima variabile fra i 3 e i 5 mila chilometri di distanza, è lecito supporre che le "nuvole" di fatto tocchino il Sole, e l'esito di questo contatto, per quanto misterioso, è sicuraMente un fenomeno significativo nei processi che determinano le condizioni temporali.

Tutto ciò che per il Gentile Pubblico Globalizzato è sospeso in un infinita vuotezza oscura, per il savio neo-geocentrista moderno non è "a portata di mano", ma del suo occhio, per quanto limitataMente;  è tutto qui, ora, nascosto sopra come sotto i nostri occhi, in cielo come in terra.

Quando vedo una formazione evidentemente regolare, come questa



non mi chiedo tanto perché una "nuvola" formi un angolo di 90°, quanto perché nessun "altro" noti queste figure geometriche in cielo, e alla fine la risposta si trova nella domanda stessa, questo è il motivo per cui io "noto" e fotografo questi fenomeni sopra la mia testa, mentre sembra che nessun "altro" al mondo lo faccia. La questione si pone soltanto qui, fra la gente, perché soltanto l'uomo ha l'intelligenza per dedicarsi all'osservazione di questi fenomeni celesti, anziché subirli sempliceMente.

La visione di una "nuvola" non è diversa da una fantasmagoria mistica, o da una epifania, per quanto paradossale possa apparire, anche un gigantesco dinosauro disegnato su una nuvola (come ho sognato) non significa nulla, fintanto che nessuno lo vede, così come se qualcuno lo vede e non lo fotografa. Una fotografia si può considerare un reperto valido anche in sede legale, ma il motivo delle mie foto pubblicate qui non è una banale accusa di cecità -fin troppo evidente- rivolta al (eventuale) pubblico, quanto la testimonianza di "anomalie regolari" o "fisse" in ciò che la scienza definisce molto scioccamente come "idrometeore" supponendole composte di vapore acqueo. Il vapore acqueo non forma angoli né retti né acuti e nemmeno ottusi, almeno non quanto i nefologi coevi.

Come ho già accennato in proposito, per chi osserva quotidianamente le "nubi" infine risulta più facile credere nelle antiche leggende degli "spiriti aerei" che non alle assurde affermazioni dei moderni "esperti" del settore, perché queste ultime contrastano molto ovviamente la realtà osservata, mentre le prime rimandano se non altro a qualcosa di inconoscibile nella sua essenza, e di cui la scienza -ogni scienza- cosiddetta fornisce una qualche spiegazione "logica" comprensibile per le masse, per quanto sia completamente campata in aria.
Mai come in questo caso l'espressione è stata più precisa.

Le nubi sembrano essere uno stato particolare della materia in una fase di mutazione, o transizione; dire che la pioggia -cioè l'acqua- porta "la vita" sulla terra è un'affermazione banale nel contesto agricolo, o botanico, ma non dobbiamo dimenticare che la gran parte dei tessuti animali -come dei vegetali- sono composti perlopiù di acqua, e dunque essa è l'ingrediente primario nella ricetta di Nonna Māyā, di cui abbiamo letto prima. La manifestazione cosmica in termini bioLogici è relativa alla presenza di acqua, e di "elettricità", cioè quella particolare forma di energia elettromagnetica che sappiamo misurare e utilizzare facilMente, per quanto non ne conosca esattaMente la natura.

Ma questo si può dire di Tutto, appunto.

Ora, il fatto che le "nuvole" siano (apparentemente) foriere di entrambi gli elementi costituenti la "vita" nella sua essenza, una forma di "energia" e una sorta di "materia" universali, presenti e misurabili in ogni organismo, meriterebbe uno studio più approfondito, o perlomeno un attimo di riflessione.

Secondo la tradizione esoterica, con la sua cosmologia "proibita", ma tutt'ora presente nei testi sacri ai Giudei come ai Gentili, l'abisso sormonta la Terra ed essa, per quanto inamovibile dai suoi pilastri, giace sopra l'abisso. E per abisso qui si intende specificamente una quantità in(de)finita di acqua, o in termini biblici delle "acque" superiori e inferiori.

Una più antica tradizione come quella ermetica afferma chiaramente "Così il sopra come il sotto". Il nostro cervello galleggia in un liquido, e tutto ciò che vediamo di questo mondo è visto attraverso la pellicola lacrimale (che può essere una definizione alternativa dello strano film che viviamo/vediamo Qui e Ora); al contrario, le funzioni fisiologiche delle parti più basse sono quelle del transito in uscita dei liquidi, e così pure le "acque" delle partorienti fuoriescono da sotto, assieme al resto. L'essere umano nasce di fatto nell'elemento liquido, e ci vive per 9 mesi prima di "venire alla luce"; alla fine i suoi resti sepolti saranno abbastanza fluidi da concimare il terreno e da essere assorbiti dalla Terra.

E' impossibile osservare i fenomeni ciclici "naturali" dell'ambiente senza rapportarli immediataMente ai fenomeni definiti "esseri umani"; è impossibile trascurare le nozioni alchemiche ed ermetiche sulla "anatomia sacra", che sono ben espresse nella dottrina rosacruciana come nella simbologia (presunta) dell'antico Egitto; in ogni caso, è inevitabile riConoscere la divinità umana, a partire dall'osservazione di una semplice "nuvola". Per questo, si può pensare, molto raramente un testo religioso è dedicato a questo mistero, ma io vado oltre e penso che sia per questo che molto raramente la gente -gli adulti, in particolare- lo osserva. In quelle che la scienza moderna definisce sbuffi di vapore, negando l'evidenza di tutte quelle caratteristiche che rendono risibile tale affermazione, si nasconde un grande segreto, e come per ogni cosa, ma particolarMente per questa, ciò che è segreto è sinonimo di secreto,  di ciò che viene emesso.
Così le "nuvole" con le loro forme mutevoli si mostrano a tutti, quaggiù, indistintaMente, in tutto il loro mistero; sono la rappresentazione dell'ignoto, che sembra prendere mille forme ma cambia in continuazione, secondo le regole di una geometria affatto ignota. 
...Eppure, a volte non è nemmeno necessario spulciare i testi "alternativi", esotici, poco popolari presso il Gentile Pubblico Pagante, basta la prima lettera ai Corinzi:

"19Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. 20Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!"


Di fronte a questa affermazione qualcuno potrebbe chiedersi il motivo delle chiese, da che l'uomo è stato dichiarato dal più santo degi autori evangelici Tempio di Sé stesso; ma la chiesa è appunto la rappresentazione architettonica (eterna, o quasi) della "madre", ed essa -l'edificio sacro di origine massonica- che contiene lo "spirito", ovviamente non-santo, venerato dai Gentili. E dagli altri. Mater/materia/matrix... non credo che il concetto sia altrettanto chiaro per i fans della saga di fantascemenza The Matrix.... come del ruolo della molteplice "Maria" evangelica. Se così fosse, questo mondo non sarebbe tanto affollato...
Quella espressa da Paulo/Saul-o è l'affermazione della parusia filosofica, nella fantasia cristologica; da che l'ideale  "pagano" del christόs (Χριστός) precede il personaggio giudeo che è una incarnazione allegorica e cabalistica (essenzialMente letteraria, ma -quindi- anche matematica) dell'"uomo solare", la "presenza" trascende la sfera cristiana e cattolica con un diritto secolare di precedenza. Intanto con l'aiuto di madre chiesa tutti gli Italiani sono divenuti dei poveri cristi, in una condizione di degrado morale e mentale (e quindi sociale) senza precedenti noti nella "storia"; ma c'è ancora internet, che come sappiamo è WWW e, secondo il codice alfanumerico giudeo, "666"...
Questo è un tipo di "coincidenza" spazio-temporale e "culturale". Il nemico giurato dell'Impero del Falso, della Più Grande Multinazionale Religiosa, di pedofili e trafficanti di schiavi, mercanti d'armi colonizzatori e criminali senza pari, è anche il nemico del loro "dio" nefando, misterioso quanto palesemente mortifero; è quella stessa entità rappresentata come abbiamo visto prima nella statua di Salus, e definita da Wikipedia "il simbolo della Madre Terra.", nelle sembianze del Serpente
E mentre il Gentile Pubblico Credente continua a dare di sua spontanea volontà le sue monetine alla più potente e ricca organizzazione criminale mai esistita (o "Holding Company") l'utenza massmediatica riConosce la "realtà occulta" rappresentata fantasiosamente da Carpenter nel film They Live ("Essi vivono") a trent'anni e rotti di distanza, ma non sembra in grado di fare lo stesso con la allegoria religiosa di Prince of Darkness ("Il signore del male" - lett. "Principe delle Tenebre"), per quanto la presenza di un prete (il mefistofelico Donald Pleasance) che impazzisce di fronte alla verità che lo riguarda più da vicino non dovrebbe essere un genere di "analogia" più o meno impegnativa degli alieni scheletrici del primo film. Come la gran parte dei "maestri del cinema" Carpenter è innanzitutto un Maestro altrove, e come per il famoso Kubrick la sua rarità consiste dei "messaggi cifrati" lanciati al Gentile Pubblico Pagano. Composto appunto di individui che pagano.
E difficilMente deCodificano. 

...

Sagge parole condivise su FB dal gruppo Natives For Life:



Trad.: Se parli agli animali essi ti parleranno
e vi conoscerete l'un l'altro. Se non parli con
loro non li conoscerai e ciò che non conosci
lo temerai. Ciò che uno teme, lo distrugge.
Capo Dan George."


...

"post nel gruppo: MYSTICAL ORDER OF THE GNOSTICS.
7 hrs
"Io, che per quasi mezzo secolo ho studiate queste materie, che possiedo i più alti gradi nella Frammassoneria, 3-33-97, che sono appartenuto alla sezione esoterica della Theosophical Society, membro di oltre venti società segrete come O.T.O. e A. A. in cui ho il grado massimo; io che sono vescovo della Gnostic Church, consacrato con l'ordinale primitivo e Anglicano, io che come Cavaliere Comandante della Rosicrucian Fraternity ho connessioni con la White Fraternity, la Hierarchy of the Invisible one; io che sono appartenuto alla vecchia guardia di Pappus, Eliphas Levi, e ho trattato personalmente con i maggiori occultisti del mondo, io dichiaro la mia opinione che nella vocalizzazione, nell'uso dei mantra e della preghiera e attraverso il risveglio delle secrezioni sessuali, risiede l'unico percorso verso la meta, e ogni altra cosa, che non compresa tra queste, è una miserabile perdita di tempo."- ARNOLD KRUMM-HELLER aka V.M. HUIRACOCHA"

(Trad. mia -  Corsivo aggiunto)
Come si suol dire oggi, "questo lo lascio qui".

...

L'angolo del GraFico

Diciamo la verità, quello di H&R Block è il logo migliore di tutti i tempi:


Wikipedia -- Public Domain

Al suo confronto, quello di Deutsche Bank è un'opera rococò:


Wikipedia -- Public Domain

E li avranno anche pagati fior di quattrini, questi geni sfaticati.

Poi c'è il logo della catena internazionale di negozi di occhiali da sole...


Quando riesci a vendere un'opera simile, puoi dire di essere un GraFico.


...

L'Induismo è una religione enoteista, ovvero che "prevede la preminenza di un dio su tutti gli altri, tale da accentrare su di esso tutto il culto[2]; è pertanto una forma di culto intermedia tra politeismo e  monoteismo, in cui è venerata in particolar modo una singola divinità, senza tuttavia negare l'esistenza di altre divinità, di cui però di solito è sottolineata l'estraneità e/o l'inferiorità".

Enoteismo, leggiamo qui, viene "dal greco antico εἷς[1] "uno" e θεός "dio""
Enoteca invece è "
  1. luogo dove si mostrano e conservano vini pregiati da collezione
  2. (gastronomia) negozio specializzato, per scelta e qualità, in vini"

e
"deriva da eno-, dal greco οἶνος cioè "vino" e -teca, dal latino theca che deriva dal greco ϑήκη cioè "ripostiglio, deposito, scrigno"; significa quindi "ripostiglio del vino"

Conosciamo forse una religione in cui proprio il vino è considerato "sangue divino" dai suoi accoliti, che lo utilizzano nel rito detto eucaristico, e che pertanto si potrebbe dire un culto enoteista con una sorta di neologismo fondato su un termine dell'800...?
Certo, si tratta della solita paretimologia, ma non possiamo negare che questa etimologia pare ironicaMente essere la più attagliata alla congrega di avvinazzati riunita sotto l'emblema del cadavere appeso.

E' davvero una strana storia, se ci pensiamo un attimo; il macabro feticcio del "re dei giudei" inchiodato alla croce è una visione tristeMente familiare nel Belpaese, ed è in genere dipinto nel dettaglio, con tanto di sangue gocciolante. Non possiamo fare a meno di notare la vicinanza del prefisso "eno" per il vino con lo "èmo"
"dal gr. αμα «sangue», come prefisso αἱμο[...] che significa «sangue, di sangue, sanguigno»" 
(http:// www.treccani.it/vocabolario/emo/)
Ma soprattutto, in questa sinistra dimensione dEmoNoLogica vediamo che dopo lo shock infantile dato dall'atroce visione del cadavere straziato e inchiodato il Gentile Pubblico ci fa il callo, conoscendo la natura simboLogica del sangue assimilato al suo liquido preferito, e fors'anche sedato ed esilarato adeguataMente dall'icore spiritosa
In un mondo sempre più pubblicizzato, l'idolo sanguinante diviene il ragazzo-immagine che nell'immaginario collettivo spilla vino da ogni ferita, e quindi anche l'azione violenta contro di esso è facilMente giustificabile... O perlomeno, tollerabile.
In pratica, il nazareno appeso al muro è una sorta di spina ideale, e il riferimento a tutte le spine sul suo capo è ovvio, ma inevitabile, laddove spina è anche 
"
a. La cannella della botte e il foro in cui essa si inserisce: birra alla spina (in usi region. birra a spina), attinta direttamente alla cannella del grosso recipiente che la contiene." 
(http://www.treccani.it/vocabolario/spina/ -- Anche il vino viene servito alla spina)

Superato il trauma religioso, l'ex-discepolo catechizzato che conosce lo Spirito DiVino in tutta la sua infinita ambiguità, prima attraverso il logos, e poi con il rito pagano officiato in casa e nei locali pubblici, dove pure esso possiede letteralMente e molto realisticaMente chiunque consumi la bevanda sacra, si trova alle prese con questa figurina tremenda di cui ha appreso il segreto -- che è appunto secreto, come lo è un liquido.
Il pupazzo appeso al muro è un finto distributore di bevande fortemente psicotrope -come quella che si beve il prete durante la Messa (In Scena), alla faccia sua- che però non soddisfa il fedele assetato di carità cristiana; in quest'ottica, è un caso di product placement senza pari nella storia, la cui efficacia è indiscutibile.
Una immagine dice più di 1000 parole, e una figura tridimensionale scultorea è ancora più "reale" della realtà mutevole della carne (o del pane che sia); vediamo un uomo ferito, sanguinante, con il capo coperto di "spine"; il sangue non sgorga dal suo corpo, è dipinto, inerte. Ma è rosso, proprio come il vino. Questa incarnazione (o panificazione) dello Spirito DiVino, così profondamente legata alla Madre Di Tutte Le Droghe, è divenuta la superstar religiosa nel Paese che nell'antichità comprendeva l'Enotria -la terra del vino- e che da sempre vanta una cultura quasi-religiosa del succo d'uva fermentato.
Chi ricorda lo stato di devastazione totale causato dalle prime bevute sa di cosa sto parlando; chiamo l'etanolo o "alcol" Madre Di Tutte Le Droghe, perché conosco l'alcol, e conosco le "droghe" cosiddette, e SO che non esiste molecola in grado di reggere il confronto con questa, i cui effetti si possono comprendere soltanto smettendo una intossicazione legale quanto popolare, e che non di meno è la più degradante e catastrofica per l'essere umano. Non c'è nulla di simile in circolazione, perché le modificazioni del carattere e della intera personalità prodotte dall'etanolo sono tanto profonde da giustificare ogni credenza superstiziosa sulla natura diabolica di questa sostanza; al di là di ogni conseguenza fisiologica, di tutti quegli effetti collaterali indesiderati che seminano malattia e morte di pari passo con la necrofagia istituita, si tratta di una sindrome distruttiva complessa che dirotta la mente del consumatore abituale in modo irreversibile. Irreversibile perché l'etanolo è una droga pesante e quindi crea una forte dipendenza fisica, per quanto vino e birra siano considerate semplici bevande come le bibite gassate; non di meno, basta smettere questa 'abitudine' che è il peggiore vizio in assoluto, per prendere coscienza della enorme pericolosità che costituisce non solo a livello fisioLogico, ma soprattutto a livello psicoLogico, morale e mentale.

Le buone "droghe" di una volta sono state tutte proibite, affinché la più terribile in assoluto avesse il sopravvento, e non per niente è quella monopolizzata dai governi del "mondo civilizzato", perché produrre bevande alcoliche in proprio è una cosa da selvaggi, e quindi punibile dalla legge... nei paesi che le tassano --e quindi ci lucrano sopra.
La proibizione della canapa nel contempo è una miniera d'oro senza fine per chi commercia tutte quelle alternative che sono le peggiori dal punto di vista clinico, e quindi le migliori per la salute delll'industria farmaceutica che possiede il sistema sanitario; i proverbiali Bacco & Tabacco sono merci monopolizzate da chi dovrebbe tutelare la salute del popolo, la cui antica voce pure dimostra di conoscerne gli effetti a lungo termine. L'intossicazione del fumo in sé, che prevede inevitabilmente anche la presenza dei mortali ossidi di carbonio, è un rito probabilmente vecchio quanto il mondo, e i governi ne permettono una versione parodistica commerciando in esclusiva il micidiale tabacco, che si dovrebbe usare solo per gli insetticidi ma si è rivelato ben più remunerativo nel settore omicidi e infatti è conosciuto soprattutto in questa forma; i confini tra il danno e la beffa sono confusi, ma è chiaro che ci sono entrambi. Del resto, ognuno è libero di consumare il proprio rito personale della sigaretta in santa pace, legalMente, ma delle vere e proprie associazioni di carattere cultuale si hanno soltanto nel mondo "criminale" dei fumatori di Cannabis &C., con i loro circoli che rappresentano una tradizione esoterica (non scritta) antichissima -e salutare, come dimostrano gli studi sui pazienti umani- su uno scenario dove la follia nicotinica dilaga inarrestabile.
In merito alla dipendenza da nicotina si legge su Wiki:
"La ricerca scientifica ha dimostrato che la nicotina agisce sul cervello producendo una serie di effetti. In particolare, alcuni studi hanno evidenziato che è in grado di attivare la via mesolimbica, il circuito all'interno del cervello che regola le sensazioni di euforia.[15]
La dopamina è uno dei neurotrasmettitori chiave coinvolti attivamente nel cervello. La ricerca mostra che, aumentando i livelli di dopamina nei circuiti di ricompensa nel cervello, la nicotina agisce come una sostanza chimica con intense qualità di dipendenza. In molti studi è stato dimostrato che essa è più coinvolgente della cocaina e dell'eroina.[16][17][18]
"

Anche qui, non si tratta di teorie del complotto ma di Wikipedia. Come sappiamo (dal film The insider, soprattutto) il "trattamento ammoniacale" del tabacco per le sigarette industriali rende (bio)disponibile la nicotina presente naturalmente nel tabacco, e come sosteneva Mr. Wyngand questo lo trasforma in una droga pesante, dove si ha un "picco" (legato al rilascio della dopamina, forse, ma gli effetti di tutti gli ingredienti delle sigarette sono comunque un mistero) e tutte le caratteristiche della dipendenza fisica come il comportamento ossessivo-compulsivo, la tolleranza fisiologica, e l'inevitabile sindrome da astinenza.
Nessuno vuole affrontare una crisi d'astinenza, la mancanza di qualcosa che fa "sentire bene" come l'etanolo, o la nicotina (o altro) finché, invece di passare la mano per una volta ci si dimentica completamente della sostanza particolare, e soltanto allora è possibile rendersi conto di quanto male faccia quella roba; l'alcol è come un drappo oscuro e pesante che avvolge la mente e la soffoca quietamente, la corrode e la disgrega nel corso del tempo. E' un sonno interiore che certamente si può paragonare a certi stati di ebbrezza mistica, ma è l'esatto opposto perché porta all'oblio anziché al risveglio; è la creazione di un limbo psichico in cui l'uomo tende inevitabilmente ad annegare, trascinato dai propri pensieri come una pietra al collo, malgrado l'effimera illusione chimica della "euforia".

Il fatto poi che un fumatore di sigarette dall'età di 14 anni, e cliente fisso della Philip Morris per decenni, oggi non sopporti la vicinanza del fumo -ma nemmeno del fumatore- e di quel fumo "industriale" soltanto, con quel sentore chimico inconfondibile (che io ritengo sia proprio l'ammoniaca bruciata) rispetto a qualunque altro, non potrebbe essere più significativa, per l'ex-fumatore stesso. 

Dunque, uno Stato che proibisce legalmente le "droghe" terapeutiche, gli antichi e insostituibili pharmakoi, e avvelena consapevolmente il popolo con le "droghe" di cui fa commercio esclusivo,  come si può considerare Giusto? Chi vieta tutto il meglio offerto da "madre natura", dalla Terra stessa, e diffonde soltanto il peggio, con un profitto incalcolabile ma immaginabile, non è semplicemente criminale, è ingiusto, è iniquo, è l'opposto di tutto ciò che si può considerare Bene.
E' il Male nella forma più pura, a cui sono sottomessi popoli e Paesi interi.
E' la stessa  gente che insegna ai bambini a mangiare cadaveri, lo sappiamo bene, Sono i protagonisti del "complotto globale" per cui si utilizzano tecnologie antidiluviane come il motore a scoppio nel XXI Secolo; sono gli stessi che fanno girare tutte le (Grandi) Palle dell'Universo, ed è un sistema politico-religioso gestito da quegli uomini in nero di cui prima, che non si sognano nemmeno di poter apparire meno lugubri, e meno iettatori di quanto sembrano, indossando i loro antichi costumi da becchini, questo è il loro ruolo... Perché questa è la figura mancante nella nostra raccolta di uomini-in-nero (lungo):

Di Andrew Butko, CC BY-SA 3.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8127066

"Rappresentazione di un boia"

Come la "spina ideale" del crocifisso, che non spina niente di buono, il boia istituzionale non pone fine alle sofferenze del condannato, ma ne è le causa; nel mondo religioso, come in quello legale e politico, la sua presenza è come quella di una spada di Damocle, pronta a calare per una decapitazione simbolica del cittadino. Come lo iellatore partenopeo, sono figure indissolubilmente legate alla sfortuna, forieri di guai, ansie, grattacapi e preoccupazioni... nel migliore dei casi. Questi personaggi -tutti loro- rappresentano il Male sullo scenario terreno, e tutti seguono questa politica malefica supportata da una religione nefanda, che si sostengono a vicenda nel cosiddetto "status quo",  ovvero la replica infinita di un atto sempre disastroso per tutti, tranne che per loro.
---


Questa è una delle facce più semplicemente belle che abbia mai vedute, non soltanto di recente ma in assoluto, e quindi la voglio condividere anche con il mio lettore:


Trad.: "La faccia del mio gatto quando
ho scoperto uno dei nascondigli del suo malloppo"
Per "faccia" intendo "sguardo".

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Ieri c'erano spiriti maligni sospesi nell'aria, che si contorcevano sopra i tetti.
Li ho fotografati:



Senz'altro qualcuno avrà una spiegazione "logica" per questi fenomeni, e dei nomi meno fantasiosi per deFinirli, ma la mia impressione è che fossero degli spiriti maligni; e non potrebbero aver fatto nulla di più maligno di una giornata come quella di ieri.  Quindi, non ne cercherò una migliore.

Anche oggi ho immortalata qualche anomalia nefologica che riconferma la mia convinzione sulla natura indefinibile delle "nuvole". Anche in questo caso non ho dei termini scientificaMente esatti, e tanto meno posso fornire delle spiegazioni valide per ciò che vedo e fotografo; ma quello che so per certo è che lassù non c'è nulla di quello che dicono - e tutti credono- esserci. Che è' tutt'altra cosa:



(2 dettagli + contrasto)







(dettaglio + contrasto)



Quello che so è quello che vedo, e fotografo, e che contrasta sempre nettaMente con le fanfaluche meteoroLogiche degli "esperti". Per il momento posso ancora accontentarmi di sapere che la realtà ha ben poco da spartire con le varie "verità" spacciate al Gentile Pubblico Pagante, anche in merito alle cose celesti; prima o poi, forse, riuscirò a sapere qualcos'Altro, che è appunto ciò che avviene lassù.


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Se non avessi degli aMici tanto cari in città, avrei trovato di molto peggio da fare che non scrivere un blog.. il che è tutto dire (o meglio, tutto scrivere)



Meow a tutti voi, aMici miei. 
Meow con tutto il cuore.


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Il messaggio condiviso su FB dal gruppo Uriel Lodge No. 24 - Merrow, CT la dice lunga sul concetto di omertà:


Trad.: "HO FATTO UN GIURAMENTO
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NON HA ALCUNA DATA DI SCADENZA"


Dedicato a chi crede alle "confessioni" degli "ex" massoni che scrivono/parlano dei loro trascorsi "segreti"... Quelle sono cose adatte al Gentile Pubblico Pagante; questo qui sopra invece è un messaggio inter nos, per i confratelli.  Il segreto non può essere secreto...
E forse infine è tanto sciocco e Geniale che potrebbe essere proprio questo il vero significato di quella 'misteriosa' Grande G...


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L'amico Dhaval Rashmikant Rao ha appena condivisa questa image macro su FB:

Trad.: "Quando commetti suicidio
per sfuggire alla miserabile sofferenza
sulla Terra e sei reincarnato 30 secondi dopo..."

E' una visione ironicaMente inquietante, ma mi chiedo perché l'autore della "meme" non abbia utilizzata l'immagine più frequente di un neonato, e di ciò che fa in genere appena è "dato alla luce":


Questa mi pare una reazione più adatta alle circostanze.

E lo fanno tutti




Il perché, suicidio o meno, mi sembra ovvio, dopo oltre mezzo secolo da quel tragico momento.

2 commenti:

  1. Come ebbe modo di dire un tuo lettore, cioè io, cioè tu in una delle tue forme: non esiste nessuno o, per i bastian-contrari, nessuno esiste.
    Compreso questo, per opera della Grazia (chi altro?), non c'è più niente da fare. Io è andato, morto stecchito. Ma a chi importa? Non era mai stato vivo!
    Marionette che recitano per altre marionette, un film proiettato in un cinema vuoto, un immenso gioco di ruolo con un solo giocatore.

    Advaita, meta finale di ogni Via, puerto escondido del Viaggiatore, dove cessa ogni azione, ogni reazione, ogni sforzo, ogni esistenza; dove ogn-Uno si dissolve e si coagula, dove tutti i sentimenti sono uguali, dove una pietra conta quanto un figlio, un'arma quanto un fiore, una sinfonia quanto un urlo. Nulla, assolutamente nulla è separato da Me: chi può ferirmi o accarezzarmi? Chi sta piangendo e chi si preoccupa per lui? Chi sta ridendo e chi è lieto per lui? Perchè parlare o non parlare? Chi decide cosa?



    Un'auto-citazione (come potrebbe essere altrimenti?):

    Nessuno è mai nato, nessuno è mai morto.
    Io la volpe dei boschi, io il ramarro al sole.
    [...]
    Siedi qui, amico me stesso, su questi sassi muti,
    e ascolta con me, da me, in me, il torrente che scorre.



    Un saluto impeccabile

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    Risposte
    1. Grazie per il commento e la tua citazione, ottimo inizio di giornata =)
      Ricambio il saluto, impeccabilMente
      a presto

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